Mario Mertz l’uomo dei numeri, della catena di Fibonacci colorata sulla Mole, delle tante creazioni di arte povera; poi questa invenzione a chiudere il Viale della Spina che attraversa la città da Nord a Sud.
‘Igloo’, immagine di bianche distese di neve, un orso indolente che vaga, uomini infagottati dentro una cupola di ghiaccio o fuori a caccia nel freddo polare, freddo tanto freddo e ghiaccio e ghiacciai.
L’Igloo di Mertz, è altra cosa, soprattutto di giorno, tranquillo, pacato, incurante del traffico che lo circonda. L’osservatore resta perplesso; ma quando “già tutta l’aria imbruna torna azzurro il sereno e tornan l’ombre giù da colli e da tetti al biancheggiar della recente luna” l’Igloo si esalta, esplode.
I quattro punti cardinali, muti di giorno, si accendono di colori al neon, l’acqua della vasca ondeggia sotto i getti lanciati dalle canne in uscita dalla cupola, riflessi oscillanti di luce illuminano la notte. Niente ghiaccio, né ghiacciai che assicurino il circolo naturale dell’acqua, qui presente a raffigurare l’origine della nostra esistenza. Non perdetevi lo spettacolo, ne vale la pena.
