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#ambientalmente

di Maria Lodovica Gullino

Un aiuto dalle piante per respirare meglio

Torino, primavera 2020

L’inverno 2019-2020 sarà ricordato per livelli molto alti di polveri sottili che, puntualmente, ogni anno rendono irrespirabile l’aria. Quest’anno abbiamo veramente battuto ogni record, ammesso che di record si possa parlare. La conformazione del territorio non facilita la situazione e la catena delle Alpi impedisce il ricambio dell’aria. Torino è tra le città più inquinate d’Europa. Fuori norma anche la media del biossido di azoto. Le fonti di emissione sono diverse: in città prevalgono i trasporti e il riscaldamento. Nel resto della regione, il riscaldamento a legna. Le limitazioni al traffico fanno sempre discutere. Del resto, tra le grandi città in Italia, Torino è seconda per numero di automobili rispetto agli abitanti, dietro a Catania. Si sta cercando di migliorare il servizio di trasporto pubblico, investendo in nuovi tram e in autobus ecologici. La costruzione di nuove piste ciclabili è in corso, tra mille polemiche. In attesa della linea 2 della metro, ancora in fase di progettazione, cosa possiamo fare? Certamente fondamentali sono scelte politiche che accelerino la riduzione dell’uso dell’auto, con il miglioramento dei trasporti pubblici. Oltre a interventi mirati a promuovere l’uso di auto e sistemi di riscaldamento meno inquinanti e ad abbassare di qualche grado la temperatura delle nostre case e dei luoghi pubblici (spesso surriscaldati), un grandissimo aiuto può essere fornito dalle piante. Torino ha già un patrimonio verde rilevante.

Il patrimonio arboreo di Torino corrisponde a 300 chilometri di alberi, distribuiti lungo i viali, i controviali, i parchi e i giardini. Studi condotti dall’Università di Torino dimostrano che chi vive nella nostra città nei quartieri più verdi vive meglio e si ammala di meno

Come ci ricorda Tiziano Fratus, nel suo libro ‘Vecchi e grandi alberi di Torino’, il patrimonio arboreo della città corrisponde a 300 chilometri (cioè alla distanza tra Torino e Lione), distribuiti lungo i viali, i controviali, i parchi e i giardini, che hanno portato Torino a essere nominata nel 2008 Città Europea dell’Albero, a essere candidata nel 2014 al premio European Green Capital, assegnato poi a Copenhagen, e a vincere, proprio nelle settimane scorse, il riconoscimento Tree City of the World 2019, insieme ad altre 60 città nel mondo. Studi condotti dall’Università di Torino dimostrano che chi vive nella nostra città nei quartieri più verdi vive meglio e si ammala di meno. In particolare, una maggiore disponibilità di verde urbano si è dimostrata significativamente e positivamente associata a un ridotto rischio di asma, bronchite e sibili respiratori in una popolazione di 187 bambini torinesi di età compresa tra 10 e 13 anni. Un invito, quindi, alla nostra amministrazione a dedicare attenzione al nostro patrimonio verde e ad aumentarne la consistenza. Arricchiamo di verde la nostra città e non abbiamo paura a investire risorse nella sua manutenzione. Torino vanta, oltre a un immenso patrimonio verde, un servizio giardini storicamente efficiente.

Città come Londra hanno adottato, ad esempio vicino alla stazione della metropolitana di Edgware Road, ‘giardini verticali’ per combattere lo smog: grigie e soffocanti facciate di vecchi edifici sono state convertite in piacevolissimi muri verdi, capaci con il loro fogliame di assorbire anidride carbonica meglio degli stessi alberi. Oltre a migliorare l’impatto visivo degli edifici della città, questi giardini verticali migliorano anche la qualità dell’aria. In particolare, la riduzione del carico termico degli edifici permette una diminuzione dei costi e delle emissioni di CO2 dovute al riscaldamento e al raffreddamento. E oltre a ridurre l’effetto ‘isola di calore’, queste speciali pareti sono anche degli efficienti filtri all’inquinamento, purificando l’aria circostante, come dimostrano i dati del monitoraggio condotto dall’Imperial College di Londra, che analizza a intervalli regolari i campioni di foglie per scoprire quanto particolato viene assorbito. Perché non provare anche a Torino? L’Università di Torino ha tutte le competenze per aiutare la nostra città a migliorare l’aria che respiriamo.