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Andrea Belotti

O capitano! Mio capitano!

di Guido Barosio

Inverno 2020

UN GUERRIERO CHE NON MOLLA MAI. UN SIMBOLO PER IL TORO E PER LA SUA CITTÀ. UN ATLETA DEGNO DEL PANTHEON GRANATA COI SUOI GOL DA INCORNICIARE E LO SPIRITO GIUSTO, SEMPRE. E IL 2021 SI TINGERÀ D’AZZURRO CON TANTI OBIETTIVI NEL MIRINO

Andrea Belotti incarna due figure mitiche nel mondo del calcio: il capitano e il centroavanti. Molto raramente i ruoli coincidono, e nel Toro, a parte presenze episodiche, ne ricordiamo pochissimi ma tre su tutti: Baloncieri, Graziani e Bianchi. Il perché è presto detto: il capitano – per carisma e doti morali – deve guidare la squadra, motivarla in campo e fuori, gestire i rapporti (delicati) con l’arbitro. Chiedergli di fare anche gol (un mestiere a sé) rende il compito un impegno ai limiti del possibile. Ma nel caso di Andrea non parliamo solo di un goleador, ma di un centroavanti classico, potente, fisicamente esuberante, in grado di fare a sportellate (anche da solo) con la difesa, in sintesi quel prototipo di calciatore che oggi non c’è più, o c’è sempre di meno, merce rara. Aggiungiamoci l’interpretazione ‘moderna’ del ruolo: Belotti arretra, si va a prendere i palloni da solo, applica gli schemi, si sacrifica, spazia su tutto il fronte d’attacco, consuma energie che non sai neanche dove vada a trovarle. O almeno lo sai e ti sorprende, perché entrano in scena requisiti morali, ancora più rari a trovarsi di quelli tecnici.

Belotti è un uomo senza paura, un atleta che non si arrende mai, prende calci (tantissimi calci) senza manfrine e senza reazioni isteriche, poi si rialza, stende il difensore con un’occhiataccia ed è subito pronto a ripartire. La sua bella immagine taurina rappresenta quello ‘spirito Toro’, quel ‘tremendismo’ (per dirla con Giovanni Arpino), che lo fa amare risolutamente dalla sua gente. Andrea Belotti può uscire dal campo battuto nel risultato, ma non è mai ‘sconfitto’, perché la sua parte (e qualcosa di più) la fa sempre. Anche fuori dal terreno di gioco è ‘differente’: serio e riservato non ama le interviste, vive la sua vita con uno stile low profile, ha messo su famiglia e attende con gioia Vittoria, la sua prima figlia, vive con discrezione i propri interessi (che nessuno conosce, ma voi, tra poco, invece sì), sta lontano dai riflettori e non si sogna mai di accendere polemiche con frasi sopra le righe.

© Marco Alpozzi/LaPresse

Andrea è un centroavanti classico, potente, fisicamente esuberante, in grado di fare a sportellate con la difesa, quel prototipo di calciatore che oggi non c’è più

Per Mancini Andrea è un valore aggiunto: un campione che finalizza e crea spazi, un centroavanti che si porta via tutta la difesa, un ragazzo che sa fare spogliatoio, un uomo che non molla mai, come nel Toro. Il 2021 sarà per la nazionale un anno speciale (dicevamo del momento giusto…), perché a luglio (Wembley Stadium di Londra) si disputerà la finale del Campionato Europeo, a ottobre si giocherà la finale della Nations League (stadio Giuseppe Meazza) e durante tutto l’anno ci saranno le qualificazioni per i mondiali in Qatar.

Andrea guiderà l’attacco azzurro agli Europei © Fabio Ferrari/LaPresse

La pandemia ha compresso il calendario e l’Italia è in corsa su tutti i fronti. Andrea è pronto, Andrea è il centroavanti della nazionale, Andrea può riportare in Italia quel titolo continentale che manca dal 1968, quando in squadra c’era un altro capitano granata: Giorgio Ferrini. E adesso veniamo alla nostra intervista esclusiva, dove, come promesso, vi riveliamo qualche aspetto meno noto del capitano. Che è un uomo coi suoi interessi e le sue passioni, un uomo che – chiusa la porta dello spogliatoio – sa sempre cosa fare, anzi, non vede l’ora di farlo.

La rovesciata di Andrea Belotti, uno dei colpi pregiati del suo repertorio © Marco Alpozzi/LaPresse

Andrea, tra pochi mesi farete nascere vostra figlia Vittoria a Torino. Che emozioni stai provando?

«Gioia e ansia… quell’ansia da attesa, perché la vorresti già tra le braccia. Per ora, mi godo i colpetti che dà alla pancia della mamma, immaginando il momento in cui sarà tra noi».

Trasferte, impegni, lontananza da casa. Cosa vuol dire per un calciatore essere un marito in queste circostanze?

«Alle tante assenze da casa, tipiche del mio lavoro, si sono aggiunte diverse settimane di quarantena, passate in hotel con la squadra. Si cerca di sopperire con messaggi, chiamate, videochiamate. Quando torno, però, cerco di recuperare, condividendo più cose possibili».

Andrea è pronto a diventare papà, si vede dalla sua esultanza © Marco Alpozzi/LaPresse

Sappiamo della tua passione per la pesca di lago. Il tuo è un vero e proprio sport. Come funziona e cosa avviene quando lo pratichi?

«Sì, è una mia grande passione. La vivo come se fosse una partita di calcio. Quando si tratta di un pesce da 70 kg o più, inizia un vero e proprio match: appena abbocca, recupero lenza, dopodiché, comincio a tirare. Con i pesci grossi, ci vuole forza e strategia, perché hanno una potenza tale da riuscire a rompere la lenza. Quando sono loro a tirare, devi lasciare un po’ di filo, poi tiri tu e così via, fino a stancarli e riuscire a tirarli fuori. Delle volte, però, è il pesce che stanca me, ma pur di non mollare, mi do il cambio con qualcuno, in modo da riprendere fiato e poi si ricomincia. Alcune volte, vinco io. Altre, vince il pesce. Quando riesco ad averla vinta facciamo una foto insieme, per immortalare il momento e poi lo si lascia libero, perché, come in una partita, deve esserci il rispetto per l’avversario».

Il mondo del vino è un’altra tua grande passione. Come giudichi i vini piemontesi e quali sono i tuoi preferiti?

«I vini del Piemonte sono di grande qualità, alcuni veramente eccezionali. I miei preferiti sono un Barolo, il Monfortino di Giacomo Conterno, ed il Barbaresco di Gaja».

Se il Toro fosse un vino che vino sarebbe?

 «Un Barolo. Il Barolo è un vino unico, non si può omologare agli altri. Va sentita l’intensità, la complessità dell’odore, la profondità, senza abbinarci nulla. Il Barolo basta a se stesso, sa invecchiare molto bene e vale la pena aspettarlo. Il Barolo è un mondo a parte, proprio come il Toro».

Ci fai il podio dei tuoi vini preferiti? Quelli che consiglieresti per una cena di Torino Magazine?

«In assoluto, nella mia classifica personale, ai primi tre posti ci sono dei vini francesi. Château Latour, Petrus Pomerol, Chambertin Domaine Armand Rousseau, rispettivamente al terzo, secondo e primo posto. Per consigliare il vino, devo conoscere il menù. Invitatemi a cena e il vino lo porto io».

Parliamo di sapori del territorio. Ti piace la cucina piemontese e quali sono i tuoi piatti preferiti?

 «Sì, in particolare i primi piatti: agnolotti al sugo d’arrosto, tajarin al tartufo bianco. Se poi devo citare un’altra eccellenza piemontese, allora vi dico che vado pazzo per la salsiccia di Bra».

Quest’anno passeremo tutti il Natale in casa. Quale sarebbe il menù che ti piacerebbe gustare?

«È un menù che esiste solo nei miei sogni, perché, anche se è un giorno speciale, un atleta a tavola non deve sgarrare. Per antipasto, uovo in camicia con tartufo. Come primo, visto che è Natale e per me le radici sono importanti, casoncelli alla bergamasca. Proseguiamo con guancia di vitello e polenta per secondo e concludiamo con un tiramisù».

 Abiti a Torino da cinque anni. Cosa ti piace di più della città e dei torinesi?

 «Torino ha le giuste dimensioni per viverla tutta. Ogni passeggiata per le vie del centro non è mai banale. È un’occasione per notare prospettive e dettagli nuovi. Prima di uscire di casa, fosse anche solo per fare la spesa, ti viene voglia di vestirti bene, quasi a non sfigurare di fronte all’eleganza della città. Dei torinesi apprezzo la discrezione e l’educazione».

Quando hai il tempo per fare una passeggiata dove ti piace andare?

 «Vivo molto il centro, ma, nelle giornate di riposo dagli allenamenti, soprattutto se splende il sole, una passeggiata nel verde del Parco del Valentino non manca mai, anche per la felicità di Angi, il mio cagnolino».

Sapori e vini piemontesi, rispetto per l’avversario col quale si lotta fino allo stremo. Il Torino ha il capitano giusto, in campo e fuori.

(Foto: LAPRESSE)