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Il contatto degli occhi col reale

di Carola Allemandi

Torino: fotografia nel contesto artistico

Torino, Inverno 2023

Collocare la fotografia nel campo delle arti solleva ancora non pochi problemi: in effetti, non esiste quasi più galleria che non tratti ormai anche fotografia; così pure i concorsi d’arte hanno iniziato a includere e ad aprire sezioni dedicate a lei. Allo stesso tempo, nascono e continuano a esistere realtà nate esclusivamente per accogliere lavori fotografici, che mantengono un evidente affetto per la fotografia “pura”, riconducibile ai generi storicamente definibili (architettura, ritratto, moda eccetera) e quindi più restii a includere quelle ricerche che vedono la fotografia utilizzata con finalità diverse. Ancora, esiste un confronto generazionale significativo che aiuta a comprendere quanto sia ibrido ormai il mondo della fotografia contemporanea: se, infatti, capita di parlare coi fotografi – anche quelli diventati famosi ed esposti in musei e gallerie – nati tra gli anni Trenta e Sessanta è quasi assicurato che in nessun caso riescano a identificarsi con l’appellativo “artista”, mentre è esponenzialmente più facile trovare tra i fotografi delle ultime generazioni chi, uscito da un qualunque percorso di formazione, abbia voglia di introdursi nel mercato dell’arte cercando una galleria che esponga i suoi lavori.

Come viene selezionata la fotografia che vediamo esposta, e da chi

Chi ha contribuito a rendere grande la fotografia, abituati da sempre a vedere le proprie immagini pubblicate sui giornali e non incorniciate e appese, ancora non si abitua all’idea. Come se qualcosa di grande fosse successo all’improvviso, un cambio di copione, una direzione diversa che si dà ora alla fotografia. In tutto questo grande calderone che vede la fotografia trattata sì come disciplina a sé, ma anche accostata alle arti considerate classiche – e dunque arte a sua volta – non stupisce più nessuno quando la si trova, per fortuna da anni, nelle grandi fiere d’arte. Il 5 Novembre, a Torino, si è conclusa la trentesima edizione di Artissima, fiera d’arte di rilievo internazionale e, sebbene la fotografia presenziasse, è stato esposto ancora relativamente poco e, diciamolo, non sempre entusiasmante. Per quanto sia già una gran cosa trovare fotografia storica e contemporanea in quella sede, si potrebbe accendere un riflettore su un tema direttamente correlato: ovvero capire come viene selezionata la fotografia che vediamo esposta, e da chi. Se si guarda la lista dei componenti di giuria di alcuni concorsi d’arte, è infatti più facile trovare professionisti specializzati in tutti i settori dell’arte, compresi il video o il cinema, che in fotografia: questo significa che i lavori candidati vengono visti da occhi abituati a criteri formali e comunicativi molto diversi da quelli che regolano l’espressione fotografica. Come a dire che sì, la fotografia è ammessa a pieno titolo nel discorso artistico contemporaneo, facendola però valutare da critici o artisti preparati in materie diverse, e non dai suoi professionisti (fotografi, foto editor, storici e critici della fotografia). Chissà quanti, varcando la soglia di Gallerie d’Italia o di Camera si chiedono se ciò che stanno guardando si può chiamare opera d’arte, vendere alle aste, collezionare, e con quali criteri valuteranno un fotografo più o meno vicino al mondo dell’arte, del mercato, delle mostre. In un discorso ampio e, forse, senza un lessico ancora in grado di scioglierne i nodi, e mentre aspettiamo a maggio il Torino Foto Festival, questa continua a essere una delle migliori tavole rotonde attorno a cui portare avanti il dibattito.