Ci siamo già incontrati sul rapporto tra fotografia e sport, lo scorso autunno: in quel caso si parlava dell’immagine iconica che Corrado Bianchi scattò a Carlo Parola e alla sua rovesciata perfetta. Torino, quest’anno, incontra di nuovo l’icona, in un altro modo: a settembre ha inaugurato la celebre mostra del World Press Photo, presso l’Accademia Albertina di Belle Arti. L’appuntamento annuale, con le storie più significative del nostro tempo, dedica da sempre uno spazio alla fotografia sportiva.
Questo, già di per sé, è un dettaglio importante: nel racconto dell’umano la celebrazione dei suoi talenti agonistici non va trascurata, anzi, è una branca di storia attraverso cui interpretare la sua natura. La scorsa volta ci lasciavamo lanciando una piccola sfida alla capacità della fotografia contemporanea di creare nuove icone durature come quella di Corrado Bianchi, vedendo una possibilità in questo senso nelle ATP Finals, che si sono svolte a Torino lo scorso novembre. Guardando le immagini vincitrici del World Press Photo, sebbene l’argomento non riguardi il tennis, bensì il surf, possiamo constatare che qualcosa di importante è successo. Sportivamente e fotograficamente.
Jerome Brouillet, attivo fotografo francese residente a Tahiti, è l’autore dell’immagine sportiva dell’anno, considerata da molti una delle immagini sportive più impattanti di sempre.
Che prezzo può avere un’immagine iconica?
La fotografia ritrae il surfista Gabriel Medina nel momento del salto dopo essere riuscito a cavalcare un’onda dell’Oceano Pacifico sulle coste di Teahupoo (Tahiti), vincendo la medaglia d’oro olimpica. Lo vediamo ritto a mezz’aria, quasi poggiasse i piedi su un supporto invisibile, col dito indice puntato in alto a indicare la propria vittoria e con la tavola dritta e verticale come lui, in aria come lui, legata col cordino alla caviglia dell’atleta.
Più che la prestazione, come per Parola, qui vediamo la consapevolezza dell’impresa: neanche la celebrazione (medaglia al collo, coppa alzata, lacrime e abbracci), ma quel momento in cui, appena dopo il gesto sportivo, si riconosce ciò che si è stati in grado di fare, e si gioisce.
Jerome Brouillet, sul suo sito internet, ci rende partecipi di ciò che è successo appena resa pubblica quest’immagine: fiumi di followers, richieste di interviste, attenzione mediatica alle stelle anche da parte di importanti sponsor. L’immagine, in pochi minuti, era diventata un’icona. «Era la quarta di una raffica di otto scatti, a dieci frame per secondo», scrive. Qualcosa, quindi, che l’occhio di un comune spettatore probabilmente ha giusto intuito, visto accadere nell’arco di un tempo rapidissimo, e che ora può vedere congelato come se Gabriel potesse davvero fluttuare sull’oceano.
«Mi ci sono volute ore, giorni, notti e settimane per decidere cosa fare con questa immagine spettacolare». Le sorti di un’icona non sono semplici: bisogna scegliere i canali e le modalità della sua diffusione, e soprattutto il suo valore. Che prezzo può avere un’immagine iconica? Jerome si è fatto questa domanda, e ha deciso di non limitare la tiratura dell’immagine e, quindi, di abbattere notevolmente i costi per il suo acquisto.
Il salto di Gabriel Medina nello scatto di Brouillet è diventato famoso col titolo The Golden Moment: un momento d’oro che magari non diventerà la copertina di un famoso album di figurine, ma che più persone del previsto avranno la possibilità di possedere comunque.
