Nel 1886 un gruppo di filantropi torinesi, largamente legati alla massoneria, fondò a Torino, in via Ormea 119, un dormitorio storico: gli Asili Notturni Umberto I. La missione originale era offrire rifugio a immigrati, operai delle scuole serali e ad altre fasce di popolazione che non potevano permettersi un alloggio. Non è un caso che una struttura di questo tipo nasca proprio alla fine del diciannovesimo secolo: gli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia furono anni complessi, caratterizzati da un faticoso riadeguamento della gestione pubblica, soprattutto dal punto di vista assistenziale.
Una complessità ulteriormente acuita in tutta Europa dalle nuove dinamiche lavorative introdotte dalla Seconda rivoluzione industriale, motore certamente di impiego, ma anche di emigrazione, necessità di nuove competenze, inedite sacche di disoccupazione… È in questo ecosistema di grandi cambiamenti che, nel cuore di San Salvario, nacque il progetto degli Asili Notturni Umberto I; un’iniziativa che, proprio in concomitanza del passaggio di secolo, divenne un vero punto di riferimento, un simbolo della Torino che sa accogliere, adattandosi alle “nuove povertà” e trasformandosi, nel tempo, da semplice dormitorio a polo di assistenza integrato.

Gli Asili Notturni Umberto I attraversarono dunque buona parte del ‘900 ampliando il proprio raggio d’azione e, dopo una cospicua ristrutturazione, riaprirono definitivamente nel 1983. A pieno regime, gli Asili Notturni Umberto I divennero un consolidato hub di cura e accoglienza, sostenuto dal lavoro di oltre 200 volontari, tra cui moltissimi professionisti (medici, odontoiatri…) e parecchi benefattori. Naturalmente, l’accoglienza notturna continuò (e continua ancora oggi) ad essere uno dei pilastri dell’attività del centro, ma accanto a questa missione si sono affiancate nel tempo diverse vocazioni: l’accoglienza dei familiari dei pazienti ricoverati negli ospedali torinesi; un servizio mensa che distribuisce tra i 150 e i 250 pasti caldi ogni sera (oltre 30.000 all’anno); un parrucchiere per prendersi cura di dignità e salubrità di tutti gli ospiti; uno sportello dedicato al sostegno psicologico dei più fragili; persino un reparto di podologia appositamente pensato per chi vive e cammina per strada tutti i giorni; e, soprattutto, il poliambulatorio medico e odontoiatrico, fiore all’occhiello dell’operato attuale, specializzato in visite mediche gratuite e impegnato in migliaia di interventi dentistici gratuiti ogni anno.
Gli Asili Notturni Umberto I rispettano, quindi, ancora oggi, l’antico motto del dormitorio, Labor, Virtus, Caritas, richiamo non solo all’attività benefica della struttura, ma a una volontà precisa: ovvero essere realmente a disposizione di chi ne ha bisogno, non solo come un appoggio, ma come uno strumento che può fare la differenza. Una struttura in grado di assistere e dare speranza, per non rinunciare a un basilare standard di dignità che la nostra società dovrebbe avere la forza di garantire a tutti.

«Incontro ogni giorno persone che lavorano e non arrivano a fine mese, giovani laureati con poche prospettive, anziani soli e isolati – ci racconta Sergio Rosso presidente degli Asili Notturni Umberto I di Torino – Queste storie ci dicono che la povertà è sì mutata, ma non è meno ingiusta. Ascoltare è il primo passo, ma poi serve un piano che unisca casa, lavoro, salute e istruzione. Senza una strategia complessiva ogni misura resterà un cerotto su una ferita che continuerà a sanguinare. Agli Asili Notturni vedo passare centinaia e centinaia di volti in cerca di un pasto serale, sempre più italiani peraltro, persone che portano con sé una storia e bisogni concreti; se i servizi restano concentrati solo in città, perdiamo l’occasione di rispondere efficacemente, e soprattutto si tratta di prevenire nuove emergenze. Non scarichiamo i problemi solo sulla grande città, attivare i comuni della cintura è il primo atto di giustizia sociale e anche un modo per distribuire il carico di lavoro».
Continua Rosso: «Negli ultimi anni il mondo della solidarietà è profondamente cambiato. Dai dormitori di prima soglia per chi vive in strada agli housing sociali dedicati alle emergenze abitative, fino ai progetti sostenuti dal PNRR pensati per accoglienze più lunghe e strutturate: il sistema si è evoluto cercando di mettere sempre più al centro la persona. Ma la vera sfida oggi è un’altra: superare l’idea dell’assistenza standardizzata. Ogni persona ha una storia diversa, fragilità diverse, bisogni diversi. Non basta offrire un letto. Bisogna accompagnare. Gli asili non sono un luogo: sono il mandato di prendersi cura dell’ uomo, la voce antica che ancora guida questa città».
(foto ASILI NOTTURNI UMBERTO I)
