Torino, Primavera 2024
Sono morta tante volte nella mia vita. Avvelenata, bruciata viva, accoltellata, mi hanno sparato, di solito alla schiena ma una volta anche al cuore… Certo, faccio l’attrice, non muoio per davvero, mi capita di dare vita a qualcuno che muore. Detta così sembra paradossale. Riformulo la frase: in alcune storie, può accadere che i personaggi a cui do vita muoiano e io interpreto anche il momento del loro trapasso, qualunque esso sia. Ecco, mi pare più chiaro. Però succede a tutti di morire pur restando formalmente vivi e i motivi per cui ciò accade sono in genere sempre gli stessi.
«Vieni, amore, andiamo a fare una passeggiata tra le pieghe senza tempo dell’umana tragedia» dico a mia figlia, con quieta disinvoltura.
«Cioè? C’entra qualcosa Dante, mamma?»
«Sarebbe bello. Nobiliterebbe subito tutto. Invece non c’è nulla di epico, né di geniale, purtroppo. Però è simbolo di un’epoca, di un momento, ed è universale. Racconta qualcosa di poco rassicurante, ma che non si può ignorare»
«Mamma… non ho capito niente. Ma stai bene?»
«Benissimo. Infila le scarpe da ginnastica. Dammi la mano. Andiamo». Torino ha la capacità di metterci alla prova fisicamente, quando vuole. Non parlo della qualità dell’aria, ma della sua collina, di salite e discese ripide, capaci di far battere forte il cuore non solo per la bellezza del panorama.
Ma si muore anche per mancanza di identità. Teste piene di passioni e bisogni creati da altri
Mia figlia raccoglie le idee mentre saliamo a passi cadenzati.
«Si può morire di luoghi comuni e frasi fatte, mamma?»
«Temo di sì»
«“Il destino è già scritto”: mi sembra un modo per uccidere i sogni e i desideri»
«Sono d’accordo. Fine anche delle ambizioni»
D’altronde «il silenzio è d’oro» aggiunge la mia bambina, che non conosce ancora il cinismo ma sa cos’è l’ironia.
«Ottimo, così perdiamo anche il diritto di dire ciò che vogliamo e non impariamo a dire ciò che non vogliamo!»
«Dobbiamo cambiare il mondo, mamma»
«Se riuscissimo anche solo a migliorarlo un po’… sarebbe già un successo», ansimo.
Procediamo per un centinaio di metri in silenzio, non perché sia d’oro, ma perché mi manca il fiato. Sento tante minuscole punzecchiature sulla pelle, il sangue circola, i pensieri si moltiplicano. Le persone muoiono di solitudine, di noia, di inettitudine, di malafede, di malelingue, di non amore, di mancanza di educazione, motivo per cui spesso procurano la morte anche agli altri… Ma si muore anche per mancanza di identità, miliardi di centimetri cubi di scatole craniche che vengono riempiti da chi vuole approfittare dello spazio vacante per metterci le proprie idee. O prodotti da vendere. Teste piene di passioni e bisogni creati da altri. Siamo arrivate al Colle della Maddalena. Lei, immobile, guarda lontano. Lo facciamo anche noi. Posiamo gli occhi sulle montagne e poi sulla città appena sotto.
«Si muore anche di pigrizia, vero, mamma?»
«Sì sì. Bisogna combatterla, non lasciarsi contagiare»
«Ma noi abbiamo l’antidoto!».
La mia cucciola si avvicina, mi sorride sibillina e me lo bisbiglia all’orecchio.
