Ottobre sembra un mese di transizione ma fa solo finta, è un’illusione, in realtà è un assedio, una trappola: l’estate sembra finita da poco, ma la scuola è ripartita da un pezzo, il lavoro è a pieno regime e tra pochissimo qualcuno inizierà a mettere i panettoni nelle vetrine, facendoci sentire tutti in ritardo su tutto.
Come la maggior parte delle persone, sono terrorizzata: mi ritrovo inserita in una miriade di nuove chat. È già un lavoro cercare di seguirle tutte con un minimo di attenzione: quelle legate alla professione, quella dei genitori della scuola e delle attività extra scolastiche dei figli…
La mia creatura, a sedici anni, ad ottobre ha già l’agenda devastata. «Devo scrivere il discorso di debate, imparare una poesia in cinese, andare all’allenamento per la gara di kata, studiare chimica, fare gli esercizi di matematica, stampare le dispense di inglese, scrivere alla prof per il pcto e giovedì voglio venire con te alle prove del tuo nuovo spettacolo» dice tutto d’un fiato.
La guardo: ha gli occhi luminosi. «Va bene. Dammi tutto», dico.
Mentre mia figlia mi abbraccia, lancio alle stelle il mio “voglio tutto”
Dammi il file delle dispense e le info sul pcto da mandare alla prof. Dammi anche il tuo bisogno di avere una madre-taxi, una madre-stampante, una madre-tuttaorecchi quando ti va di parlare e, all’occorrenza, una madre-coccola. Dammi tutto, perché ti voglio leggera.
Mia figlia però ama il baratto: affida incombenze, ma si fa carico di altre. «Se vuoi ti faccio le slide per il tuo talk TEDx, con una bella grafica e le transizioni giuste. E domenica magari mi ripeti tutto lo spettacolo, così fai un po’ di memoria, mamma». «Ma non hai già mille cose?». Lei si stringe nelle spalle. Voglio esserci, dice senza dirlo. Voglio aiutare te, come tu aiuti me. Voglio venire con te anche sul set, voglio parlare in cinese, voglio discutere di filosofia mentre mi allaccio il kimono. Voglio scegliere. Voglio vivere tutto.
Forse è questo il punto. Dammi tutto è la prova che ci siamo per gli altri. Voglio tutto è il fuoco che abbiamo dentro. Con mia figlia andiamo avanti così per un bel po’, a decidere cosa deleghiamo e cosa ci accolliamo, sembra che ci spartiamo il mondo, un pezzo a testa, con la tacita consapevolezza che potremmo prenderci o dare anche il resto, se serve.
E quando mi sembra di aver finito, lei fa uno spaventoso balzo in avanti. «Mamma, a Capodanno possiamo fare una festa epica? Tutti qui da noi con il sacco a pelo?». Siamo a ottobre… «Sì», sorrido. Dammi tutto. E mentre mia figlia mi abbraccia, lancio alle stelle il mio “voglio tutto”. Voglio scrivere, voglio ridere, voglio recitare, voglio guardare il cielo di giorno ma anche di notte, voglio l’azzurro acceso dentro di me, voglio dormire poco e amare tanto, voglio incontrare persone piene di “voglio” e di “dammi”, voglio veder crescere l’energia potente della mia creatura e anche aiutarla a imparare le poesie in cinese, se ne ha bisogno. Non perché devo. Perché voglio.
