Ci sono migliaia di prime volte nella vita, c’è chi le colleziona meticolosamente, chi le confonde, chi preferisce non parlarne, chi si vanta di ognuna.
Di sicuro ogni prima volta è un evento, ma alcune più di altre.
La prima volta in cui stiamo finalmente in piedi da soli e muoviamo il primo passo è una rivoluzione: anche se incerto è letteralmente il primo passo verso l’indipendenza. È vero, da lì la strada è ancora lunga, ma il tempo scorre portandoci attraverso altre prime volte esaltanti: quando leggiamo la prima parola, quando andiamo a fare il primo giro da soli, quella in cui restiamo intrappolati nello sguardo di qualcuno…
E poi c’è “quella” prima volta. Che la si aspetti con ansia, terrore o trepidazione, resta un momento fondamentale. Per alcuni è bella, per altri goffa o addirittura solo tecnica. Accade. C’è chi la ricorda con un sorriso, chi la mitizza. Chi, a distanza di anni, ancora arrossisce. Chi confessa che avrebbe potuto fare meglio, ma l’emozione ha giocato un brutto tiro. I più spavaldi dicono di non aver avuto nessun problema e che tutto è filato liscio, ma c’è anche chi ammette che si sentiva pronto e poi, all’atto pratico, ha scoperto di avere ancora molto da imparare. C’è chi sostiene di averla vissuta in modo epico e chi invece non la racconta perché forse non è stata così memorabile.
E poi c’è “quella” prima volta
Altri la infilano in un aneddoto e la sdrammatizzano. C’è anche chi la vive con una specie di calma consapevole. Ma sono pochi. In ogni caso, la prima volta, anche se non è perfetta, segna un momento importante, un inizio.
«A te come è andata, mamma?» chiede mia figlia, un po’ emozionata.
Della mia prima volta ricordo il silenzio, i respiri quasi trattenuti, l’attesa. Il cuore mi batteva fortissimo, a tratti per la paura, a tratti per l’euforia. A posteriori posso dire che non è andata male, ma se qualcuno mi avesse svelato prima qualche trucchetto, diciamo, probabilmente sarebbe andata meglio.
L’altro giorno è stata la prima volta della mia creatura, ne avevamo parlato e mi sembrava pronta, però le è venuto un leggero timore. «E se… mi blocco?». «Non ti preoccupare, amore, può capitare a tutti, anche quando si ha esperienza e anni di pratica… Respiri, sorridi e ricominci».
Arriva il momento, la guardo mentre si prepara e aspetto. È bravissima, fa tutto con grazia e istinto.
Io sono lì, ma un po’ nascosta, non voglio disturbarla. La sua prima volta davanti a una macchina da presa, il suo primo film: certe prime volte non si dimenticano, anche se non sono le nostre. Soprattutto quando il set è Torino.
