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#ambientalmente

di Maria Lodovica Gullino

Cacao Meravigliao ovvero la febbre del cioccolato

Torino, inverno 2018

Si avvicina il Natale e, al tempo stesso, si conclude l’anno del cibo italiano nel mondo. Chiudiamo allora quest’anno trascorso insieme in bellezza, o meglio in dolcezza, parlando di cioccolato; ma partendo dall’origine, cioè dal cacao. Una vera e propria ‘febbre del cioccolato’ sta facendo aumentare la richiesta di questo prodotto in nuove aree geografiche. Cinesi e indiani, ad esempio, sono diventanti consumatori accaniti di cioccolato. E, contemporaneamente, le piantagioni di cacao sono in pericolo a causa della precaria posizione che occupano sul nostro pianeta. Il cacao viene coltivato in prevalenza in una striscia di circa 20 gradi a nord e 20 a sud dell’Equatore, dove temperatura, piogge e umidità sono più o meno costanti durante l’anno.

Le coltivazioni di cacao sono colpite da malattie devastanti, provocate da oomiceti e funghi e, in misura minore, da virus, che causano perdite di produzione molto elevate. Malattie spesso aggravate dall’effetto, altrettanto devastante, dei cambiamenti climatici

Per crescere e sopravvivere, infatti, le piante di cacao hanno bisogno di molta umidità. Il 70% del cacao è prodotto in sei paesi dell’Africa occidentale e più della metà del cioccolato che si consuma a livello mondiale deriva da coltivazioni condotte in Costa d’Avorio e Ghana. Ma i cambiamenti climatici stanno mettendo in pericolo le piantagioni di cacao, a partire dall’acqua che scarseggia. Le coltivazioni di cacao, inoltre, sono colpite da malattie devastanti, provocate da oomiceti e funghi e, in misura minore, da virus, che causano perdite di produzione molto elevate. Malattie spesso aggravate dall’effetto, altrettanto devastante, dei cambiamenti climatici. Particolarmente grave e in fasi di forte diffusione è un marciume del frutto causato da un fungo dal nome complicato, Moniliophthora roreri, capace di portare a morte le piante colpite.

Dal momento che questo patogeno sta colpendo sempre più coltivazioni condotte in paesi tendenzialmente poveri e con un’economia legata sostanzialmente solo all’agricoltura, l’impatto su decine di migliaia di famiglie, in termini sociali ma anche di salute e di sicurezza alimentare, risulta terribile. Questo senza parlare delle eventuali conseguenze che potrebbero caratterizzare a breve i prezzi del cacao e, quindi, di tutti i prodotti a base di cioccolato presenti sugli scaffali anche dei nostri supermercati. Il cacao è una delle piante che in passato è stata meno sottoposta al miglioramento genetico; si tratta essenzialmente di una pianta selvatica che ha sempre reso in maniera costante e che è sempre stata trascurata dai programmi di ricerca e di miglioramento, non solo genetico. In generale, questa pianta è stata oggetto di relativamente pochi studi, in confronto ad altre.

Oggi, molti gruppi di ricerca stanno iniziando a occuparsi del cacao, con l’intento di migliorare le tecniche colturali, affrontando anche aspetti relativi alla difesa dai parassiti più importanti. Negli Stati Uniti, all’Istituto di Genomica innovativa di Berkeley (California) si sta lavorando per ottenere piante di cacao in grado di sopravvivere in presenza di condizioni climatiche estreme e anche a malattie causate da funghi e virus. Così, i piccoli produttori di cacao non saranno costretti a spostarsi per ricollocare le loro piantagioni. Il cacao, alleato di cuore e cervello, è un alimento ricco di proteine, vitamina B e serotonina, dall’azione antiossidante e antidepressiva. Nelle sue diverse forme consola, seduce, uccide, unisce anime solitarie, come ben testimoniano i tanti film che l’hanno visto protagonista. Qui a Torino, per quanto riguarda il cioccolato, non c’è che l’imbarazzo della scelta. E, di questi tempi, ne serve tanto. Dolce Natale a tutti.