Il 6 aprile è il World Carbonara Day, ovvero la festa della pasta alla carbonara, forse uno dei piatti più discussi e amati al mondo. E non esageriamo: recentemente, per il World Pasta Day, la carbonara è stata eletta il piatto italiano più amato all’estero, più della pizza per dire. Anche se le statistiche ci parlano del fatto che solo uno straniero su tre conosce effettivamente gli ingredienti per una buona carbonara (in Italia la statistica è 7 su 10, alta, ma non altissima).
Insomma, piatto celebratissimo, amatissimo, magari sopravvalutato, sicuramente protagonista, tanto a tavola quanto sui tavoli di confronto. Ecco il programma: prima un po’ di storia, poi 3 posti dove mangiarla a Torino.
In realtà l’origine della carbonara è tutt’altro che scontata e semplice da identificare. Per quanto sicuramente abbiamo notizia di ricette, specialmente nel centro Italia, che mescolavano pasta, uova e maiale, fin da molti secoli orsono, non esiste una vera e propria nascita ufficiale della carbonara. Nonostante la si nomini spesso come tipicissimo piatto romano, la carbonara non può essere considerata tale. L’autorevolissima guida alla cucina romana di Ada Boni del 1930 non la cita nemmeno, e infatti molti storici del cibo sono soliti far risalire la sua origine al periodo della liberazione di Roma da parte degli Alleati. Una parte di queste ricerche ci narrano una storia affascinante: in un momento di grande povertà, proprio le razioni militari, spesso inglesi e americane, con all’interno uova in polvere e bacon, diedero l’idea a ingegnosi cuochi romani che idearono una carbonara abbastanza simile a quella che conosciamo. Non a caso, nelle prime carbonare, il dogma del guanciale al posto della pancetta praticamente non esiste, e tutt’ora nei manuali di cucina romana è considerata un’alternativa (cosa che non accade per l’amatriciana ad esempio).
Livio Jannattoni, scrittore di Roma e romanità, inserisce la carbonara tra i piatti “adottati” dalla tradizione culinaria laziale; e a noi piace pensare che tutto questo gigantesco successo globale centri in parte anche con la sua, ipotetica, origine “internazionale”.
Ieri e oggi: le “leggi” della carbonara sono cambiate parecchio, un tempo la pancetta era vista come ingrediente accettato, la panna anche era considerata utilizzabile, così come le uova intere… Mentre adesso riteniamo tassativi il guanciale e vietatissima la panna ad esempio. È anche una questione di momenti storici: di certo decenni fa nessuno avrebbe detto “o col guanciale oppure non la facciamo” (peraltro lecitamente).
Ma veniamo dunque all’appetito, al consiglio gastronomico. Torino in effetti non ha questa gran fioritura di ristoranti romani, ma un paio di colpi buoni ce li presenta… Noi ve ne consigliamo 3 per mangiare un’ottima carbonara in città.
Felice a Testaccio
Torniamo dunque a suggerirvi Felice a Testaccio, icona della cucina romana che ha (quasi) recentemente aperto in città (in via Pietro Micca, 17). Il ristorante è bello, elegante, loro sono bravi e i prezzi sono onesti (soprattutto per le porzioni). Felice mancava a Torino e noi siamo contenti sia arrivato, ovviamente anche per la sua carbonara.
Dù Cesari
Ne approfittiamo anche per segnalarvi la nuova apertura di Danilo Pelliccia che, oltre allo storico indirizzo di corso Regina Margherita, ha (lui sì recentemente) raddoppiato in quel di via Spano 16, in Santa Rita. Er Pelliccia è celebre per essere buon ambasciatore di tutta la romanità… e ovviamente anche dell’arte della carbonara.
QR Quadrilatero Romano
Qui c’è uno scenografico secondo piano affacciato su piazza Emanuele Filiberto, ovvero una delle più belle e francesi della città. E già questo vale mezzo biglietto. Poi aggiungeteci una cucina romana fatta per bene, senza voli pindarici, una carbonara bella precisa… e il gioco è fatto.
