Torino, Estate 2024
Ci sono notti in cui diventiamo alti un millimetro. La vita ci offre improvvisamente possibilità inaspettate, praticabili solo con quelle dimensioni. Io ne approfitto, scivolo accanto al letto di mia figlia, mi metto in piedi all’entrata del suo orecchio, soglia di una grotta preziosa, e mentre dorme le sussurro piccole parole, spesso d’amore, a volte di coraggio, altre di gratitudine. Lei sospira leggermente, sorride un poco, si rasserena, allora posso spiccare il volo. Mi faccio dare un passaggio da una farfalla notturna dagli occhi neri brillanti e le ali delicate e potenti. Il cielo è fresco. Torino di notte, con le sue luci e i suoi bui, sembra un drago nero e dorato, dall’anima vivace ma l’umore mutevole, imprevedibile. Sa essere sinuosa e offrire bagliori belli da togliere il fiato. Allora abbraccia, coccola, nutre le persone che percorrono le sue strade, quelle che siedono alle finestre pensando e quelle che illuminano le piazze con le loro risate. Ma bisogna stare all’erta, sa anche ergersi all’improvviso e tra le pieghe ossute delle sue ali rivela screzi, crepe, litigi, il non amore che riveste di buio case e palazzi e fa invecchiare tutti prima del tempo. Osservo ancora un istante, ringrazio la farfalla, lascio la presa, cado nel vuoto e mi ritrovo di nuovo accanto alla mia bambina addormentata. Resto qui, al sicuro, e penso alle altre notti. Certe notti non abbiamo né altezza né larghezza né consistenza.
Certe notti sentiamo di occupare uno spazio nell’immensità
Siamo ologrammi che si specchiano nei riflessi della luna sul Po e Torino è la nostra scheda madre, con il suo caos organizzato, strade, case, stabilimenti, punte, cilindri e rilievi che spiccano nel verde. Siamo come un soffio del vento e sfioriamo i pensieri delle persone che amiamo per renderli più lievi. Siamo un sipario leggero che si apre per scoprire chi resta e si chiude per accompagnare chi va. Siamo un velo sottile e impalpabile che colora la vita di chi guarda in alto. Siamo l’elisir per chi non vuole dimenticare e il balsamo per chi scopre che non sarà mai dimenticato. Certe notti siamo una canzone per chi fa festa, una ninna nanna per chi aspetta il mattino sognando, siamo la parola che cura una ferita, siamo una carezza. Certe notti amiamo, studiamo, speriamo, creiamo, cerchiamo soluzioni, guardiamo l’oscurità fuori e certe volte dentro. Certe notti sentiamo di occupare uno spazio nell’immensità, anche quando non siamo interamente noi stessi.
