A noi torinesi il “nuovo” mette sempre un po’ sul chi va là. Soprattutto se si cammina in uno di quegli ambiti che riteniamo intoccabili: vedi il calcio, i tramezzini, i turet, il cioccolato.
Siamo “duri”, tutti d’un pezzo. Poi però arrivano le ATP Finals in città e ci scopriamo appassionati di tennis. Sbarca l’Eurovision e “ti dirò, questa musica moldava non è male”. Abbiamo il cuore tenero in fondo, ci occorrono però gli stimoli giusti; e alla fine ci piace anche il nuovo.
Con questo spirito, un po’ romantico, un po’ open-minded, siamo andati alla scoperta del “nuovo” cioccolato Chiambretto, nel laboratorio (con spaccio) di Strada Settimo 86, invitati per una degustazione.
Due note storiche: il marchio Chiambretto non è nuovo in città, apparteneva a un’azienda che produceva cioccolato in una piccola fabbrica di corso Giulio Cesare che non esiste più da sessant’anni. Vittorio Santise, insieme a un team di brillanti ragazzi, ha deciso di ridare vita a quel nome, costruendo una piccola realtà che produce dolci (perlopiù cioccolatini) con il claim “il cioccolato di Torino”. Si sono tenuti il 1910 del “vecchio” Chiambretto, che male non fa.
Personalità, prodotto, progetto sono le prime tre “p” che ci vengono in mente guardando a questa azienda giovane, ma con un’identità forte e tanta voglia di crescere
Com’è andata questa degustazione? Anzitutto bene. Bene perché abbiamo assaggiato prodotti interessanti, che strizzano l’occhio a ricette “vintage”, ma con la freschezza dell’età di chi se ne prende cura. Si percepisce negli assaggi non solo la maestria di Sara (maestro cioccolatiere), ma anche l’evidente divertimento nel giocare tra classici, riscoperte, combinazioni di gusto. Sempre con tanto rispetto ed equilibrio, che è un po’ la parola d’ordine, insieme alla qualità delle materie prime.
Facciamo degli esempi concreti. Il cavallo di battaglia è probabilmente la pralina al bonet, che strizza l’occhio all’originale ma si costruisce una sua identità, e racconta del Piemonte in modo assolutamente originale.
Sorprendente è la varietà di quelle piccole, golose sfere che portano il nome di dragées, proposte da Chiambretto in diverse varianti; un dolce quasi “vintage”, ma che invece è super contemporaneo, e qui ha la sua rivincita. Simile il discorso per i cri-cri. Immancabili i gianduiotti e i cremini. Per noi vincono i boeri con la ciliegia selvatica bagnata nel kirsch, semplicemente perché quelli che abbiamo provato noi sono eccezionali; e perché i boeri stanno alla nostalgia canaglia, come Baggio sta a un calcio fatto di poesia che non esiste più.
Riassumendo. Chiambretto è nata sei mesi fa, ma Vittorio e il suo team hanno costruito (probabilmente dopo tante ricerche) un bel paniere di prodotti (vario sì, ma testimonia la loro curiosità). Personalità, prodotto, progetto sono le prime tre “p” che ci vengono in mente guardando a questa azienda giovane, ma con un’identità forte e tanta voglia di crescere (c’è pure un non so che di Olivetti nel loro mood). E soprattutto c’è un cioccolato che (specifichiamo, a un primo assaggio) è riuscito a stupirci in maniera positiva. Se siete alla ricerca di una novità dolce, anche sotto Natale, e volete fare gli originali, questo è un buon consiglio.
P.S. Hanno stretto recentemente una partnership con Marinella, quindi li trovate anche in Galleria San Federico.


