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#iosonotorino

di Paolo Turati

Una passeggiata ‘post clausura’

Torino, 19 maggio 2020

Non c’era bisogno che, qualche anno fa, l’Unesco aggiungesse il Parco del Po e la Collina di Torino nell’elenco delle proprie riserve di biosfera per giustificare l’irrefrenabile voglia di passeggiare nel clima primaverile della nostra collina, finalmente liberi dalla ‘clausura’. È un ambiente da sempre bellissimo anche grazie alla cura con cui varie associazioni, negli ultimi anni, hanno tenuto i 14 principali sentieri segnati: tra i tanti, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Da assiduo frequentatore pedestre (e spesso pedalante) delle vette boscose di Pino Torinese, 500 metri di altezza, quelle di Superga (600) e della Maddalena (700) vorrei ricordare ai lettori  – molti dei quali mi conosceranno già – la valenza storico-naturalistica di un paio di percorsi unici. Del resto, camminare lontano dal traffico e dallo stress fa bene al corpo e allo spirito, e farlo nella città più verde d’Italia… ancora di più.

Non c'era bisogno che l'Unesco immettesse il Parco del Po e la Collina di Torino tra le proprie riserve di biosfera per giustificare le voglie di passeggiare nel clima primaverile della nostra collina

A mio avviso, l’itinerario top è quello che dal ponte Isabella attraversa Parco Leopardi. Si passa davanti al vecchio rifugio antiaereo dell’ultima Guerra Mondiale e ci si inerpica sugli oltre 500 metri del Pian Del Lot: un luogo stupendo ma anche tristemente noto per il trucidamento di 27 giovani prigionieri italiani ad opera dei tedeschi, come rappresaglia per un attentato partigiano sul ponte Umberto I, verso la fine del conflitto. Di memorie di guerra – in questo caso della prima Guerra Mondiale – ce ne sono moltissime anche nel Parco della Rimembranza, inaugurato da Vittorio Emanuele III nel 1925, che dal Pian del Lot sale al Bric della Maddalena. 4787 soldati morti sul fronte austriaco sono ricordati con targhette di ottone e fiori plastificati, i nomi dei sentieri sono gli stessi delle tante battaglie, come ad esempio quella del Monte Nero. In cima alla collina svetta la statua bronzea della Vittoria Alata, commissionata nel 1928 dal senatore Giovanni Agnelli allo scultore Edoardo Rubino, presidente dell’Accademia Albertina, per ricordare il decimo anniversario della vittoria dell’Italia nella Grande Guerra.

Un itinerario meno impegnativo, ma altrettanto bello, parte dalla Caserma Alessandro Lamarmora (già Dogali) di via Asti. La prigione dove le Brigate Nere fasciste avevano torturato e ucciso tanti partigiani sta oggi risorgendo come centro culturale – ha ospitato Paratissima e vari laboratori – e in futuro si trasformerà probabilmente in uno spazio aperto e fruibile destinato alle start up, al co-working e ad altre attività. Salendo per l’omonima via si raggiunge l’aulica Villa della Regina, nota per avere un vigneto in piena produzione proprio entro la sua cinta muraria. Superato l’Ospedale San Camillo, eccellenza della Riabilitazione, eccoci a Villa Genero, il più curato e spettacolare parco collinare torinese: una spettacolare e immensa balconata naturale che si affaccia sulla città.