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Commercialisti

di Luca Asvisio

Presidente dell'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

I commercialisti e il bilancio sociale

Le nuove frontiere del bilancio e la necessità di imprese ed enti di presentarsi al mondo con un vestito a passo con i tempi

Torino, autunno 2018

La sempre più rapida evoluzione, dovuta in larga parte alla straordinaria trasformazione tecnologica di ogni specifico ambito umano, non ha risparmiato le modalità di presentazione delle imprese al mondo con il quale ogni giorno colloquiano; a quella platea ormai comunemente denominata degli ‘stakeholders’. Se, in un passato non particolarmente distante, il principale strumento di rappresentazione dell’impresa era indicato dal bilancio di esercizio che, nel tempo, è stato reso omogeneo a livello non solo nazionale, ma anche internazionale, grazie alla IV direttiva CEE, ora l’impresa può e deve scegliere in più importante ambito di declinazioni per mostrare i propri risultati: non solo al mercato, ma anche a tutti i soggetti con i quali entra in contatto, per le motivazioni più disparate. È probabile, addirittura, che la stessa omogeneizzazione degli schemi di bilancio, peraltro condivisibile, abbia potuto ridurne l’importanza, quando anche la nota integrativa e la relazione sulla gestione sono state stereotipate, portando il bilancio di esercizio a divenire una commodity più che un elemento di distinzione. Non è giovato, poi, che l’imprenditore considerasse questo obbligo come un elemento richiesto esclusivamente dalla norma civilistica e fiscale.

Arrivando a credere addirittura fosse qualcosa di controproducente per la sua impresa, per il fatto che la concorrenza può così conoscere notizie da utilizzare in maniera distorta sul mercato. Ciò ha portato i più a limitarsi allo stretto indispensabile, a quanto specificamente richiesto dalla norma, riducendo così, di fatto, l’importanza di quello che era lo strumento principe di rappresentazione dei propri risultati. Non va dimenticato poi che presentare un bilancio nei termini di legge (quattro o sei mesi dopo la chiusura dell’esercizio) lo rende di fatto obsoleto, ora che la necessità di conoscenza è stata accelerata da un processo tecnologico che rende sempre più rapidi i processi decisionali. Si è quindi aperto un nuovo mondo, quello del cosiddetto storytelling, che porta all’utilizzo di strumenti più confacenti alle necessità dello specifico interlocutore: le situazioni infrannuali, i business plan, ma soprattutto il bilancio sociale. Sono mezzi che permettono risposte più rapide alle esigenze dei terzi e che evidenziano, non solo elementi economici, ma valutazioni di impatto che stanno prendendo piede anche al di fuori del mondo imprenditoriale.

Inoltre questi contagiano i cosiddetti enti del terzo settore, che non possono basarsi solo più sul mecenatismo della società, e ancor di più del pubblico, ma sul raggiungimento effettivo dei risultati proposti al momento della richiesta di contribuzione. Non sempre la differenza tra un’azienda buona e una mediocre si misura soltanto dai guadagni (e questo ancor di più per quanto riguarda gli enti). La differenza sta in come ci si relaziona con l’ambiente circostante, dalla sensibilità sociale, dal processo di programmazione, di gestione di rendiconto. Il bilancio sociale è dedicato a questi aspetti, a quei valori che non sono numeri, ma senza i quali nessun numero, per quanto positivo, può aver senso. E noi commercialisti possiamo presentarci, ove opportunamente formati, come esperti di questa materia.

Luca Asvisio

Nato a Torino nel 1965 e iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Torino dal 1991, ne è stato segretario dal 1997 al 2012 (con le presidenze Locatelli e Milanese), mentre dal 2017 ne è il presidente. Svolge ininterrottamente l’attività sin dalla pratica nello studio fondato dal dottor Alberto Dondona, di cui nel tempo è divenuto associato e di cui ha mantenuto la denominazione anche dopo la morte del suo maestro.