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di Maria Lodovica Gullino

I tempi della ricerca scientifica

Torino, 21 maggio 2020

In questi mesi chi si occupa di comunicazione della ricerca non ha potuto non osservare una serie di fenomeni di grande interesse. In un certo senso, infatti, l’emergenza sanitaria ha portato la stragrande maggioranza del pubblico a credere e affidarsi alla ricerca scientifica. Ciò non significa che i cosiddetti no-vax e chi si mobilitava a difendere i macachi utilizzati come cavie, peraltro nel completo rispetto delle norme previste per ridurre la sofferenza degli animali, siano spariti. Semplicemente i mezzi di comunicazione non si occupano più di loro perché ci si è resi conto che la stragrande maggioranza (spesso silenziosa) della popolazione crede nella ricerca. Al tempo stesso si è osservata un’esasperata attenzione verso questo mondo da parte di quei mezzi di comunicazione che, spesso, lo trascuravano o non ne sottolineavano l’importanza.

Si è passati dall’ammirazione e fiducia verso i cosiddetti esperti a un senso di sfiducia. Cosa comprensibile se si considera che la maggior parte del pubblico non conosce i tempi della ricerca

Ecco allora susseguirsi su giornali, TV, radio e social di virologi, epidemiologi, medici ecc. invitati a dare informazioni di cui spesso non sono in possesso. Fino a scatenare nel pubblico, in questi ultimi giorni, una reazione contraria a quella iniziale. In altre parole, si è passati dall’ammirazione e fiducia verso i cosiddetti esperti a un senso di sfiducia. Cosa comprensibile, se si considera che generalmente la maggior parte del pubblico non conosce i tempi della ricerca e si aspetta risposte certe, risultati rapidi. In realtà la ricerca, soprattutto nel caso di problemi del tutto nuovi, ha tempi lunghi. Richiede conferme per i risultati ottenuti, confronti tra ricercatori appartenenti a gruppi diversi, tempo per i ricercatori da trascorrere nei laboratori più che sotto i riflettori.

La ricerca richiede umiltà, capacità di percorrere vie nuove, accettazione che ipotesi che sembravano certe vengano contraddette da nuovi risultati. Ecco perché nessun ricercatore può dare risposte certe. nel caso di problemi nuovi e complessi. Tanto meno si possono pretendere risultati e soluzioni eclatanti nel giro di 24 ore. A mio parere mai come in questi giorni, in alcune situazioni, è emersa la scarsa capacità di comunicare di pur validi ricercatori. Oltre alla necessità per il nostro sistema universitario di investire da un lato per migliorare la capacità di comunicare dei suoi ricercatori e, dall’altro, per formare veri e propri comunicatori e giornalisti scientifici, capaci di trasferire in modo più chiaro le necessarie informazioni al pubblico. Lasciando i ricercatori a fare il loro mestiere nei laboratori.