Torino, 28 aprile 2020
Mentre in questi giorni si sta discutendo il futuro del polo fieristico del Lingotto, unica sede cittadina adatta ad ospitare fiere e congressi che prevedano grandi numeri, ritengo opportuno avviare una discussione, in parallelo, sul futuro dei congressi stessi. Chi come me ha partecipato a centinaia di incontri in giro per il mondo e ne ha organizzati a sua volta decine, anche utilizzando la sede del Lingotto, in questi giorni di limitazione forzata degli spostamenti non ha potuto non riflettere su quello che sarà il futuro dei congressi. I quali, come ben sappiamo, si portano dietro un importante turismo congressuale. Questi ultimi tre mesi ci hanno insegnato – se mai ce ne fosse stato bisogno – che le nuove tecnologie consentono di svolgere e gestire molto bene riunioni e incontri di lavoro evitando quei ‘viaggi ping-pong’ che hanno caratterizzato la vita di molti di noi. Torino-Shanghai in due giorni, intere giornate ‘perse’ per partecipare a una riunione di due ore a Roma. Quante volte ho invidiato chi, vivendo a Milano o Bologna, è sempre stato più connesso con il mondo rispetto a noi torinesi, sempre un po’ emarginati.
Quante volte ho invidiato chi, vivendo a Milano o Bologna, è sempre stato più connesso con il mondo rispetto a noi torinesi, sempre un po’ emarginati
Certamente resterà utile incontrarsi e conoscersi di persona, ma lo faremo in modo diverso. Del profondo cambiamento che vivranno fiere e congressi si dovrà, quindi, tenere conto nell’immaginare i futuri poli fieristici e congressuali. Certamente una città come Torino non può fare a meno di un centro congressi degno di questo nome e accessibile, in tutti i sensi, non solo dal punto di vista logistico ma anche di quello economico. Chi ha avuto il coraggio di affittare il Lingotto intero (Fiera e Centro Congressi) per una intera settimana sa che i suoi costi sono incredibilmente più alti rispetto a quelli di altre città, in Italia e all’estero. E sa anche altrettanto bene che, in passato, la città si attivava per rendere sostenibile l’organizzazione di questa tipologia di eventi.
Fino a poco tempo fa organizzare un congresso scientifico poteva rappresentare un grande business e molte altre destinazioni hanno perseguito una politica attiva, sostenendo gli organizzatori. A mio modestissimo parere Torino deve innanzitutto scegliere se attuare o meno politiche di attrazione di fiere e congressi. Ben sapendo che nulla sarà più come prima. Ricordando che intorno a un polo fieristico ruota tutto un sistema di alberghi, ristoranti e musei capaci di attrarre convegnisti e accompagnatori.
