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L’Avvocato e la sua Juve

La passione di una vita intera

di Darwin Pastorin

Speciale 2023

FIGURA CARDINE DELLA STORIA ITALIANA NEL XX SECOLO, PERSONAGGIO ICONICO DELL’IMPRENDITORIA NAZIONALE, AMANTE DELLE ARTI E DEL BELLO IN TUTTE LE SUE FORME, GIANNI AGNELLI SARÀ SEMPRE INDISSOLUBILMENTE LEGATO ALLA “SUA” JUVENTUS. UNA STORIA D’AMORE IMPREZIOSITA DALL’IRONIA E DALLA COMPETENZA. LE TELEFONATE DELLE 6 DEL MATTINO AI SUOI CAMPIONI E ALL’ALLENATORE, LE BATTUTE FULMINANTI, I SOPRANNOMI CONIATI CON ARGUZIA. TUTTO NELLE PAROLE DI DARWIN PASTORIN, CHE HA VISSUTO QUEGLI ANNI FORMIDABILI

Nel nome di Gianni Agnelli: a 20 anni dalla morte, avvenuta il 24 gennaio 2003, e nel centenario della Famiglia nella storia della Juventus (il primo fu Edoardo, il padre dell’Avvocato, nel 1923, poi ecco Gianni nel 1947, per arrivare al fratello Umberto e al nipote Andrea). Ma il punto di riferimento costante rimane sempre lui, Giovanni “Gianni” Agnelli: un uomo che ha attraversato il Novecento con le sue passioni, dalla FIAT alla Ferrari, dall’amata, quasi follemente, Juventus a senatore a vita della nostra Repubblica (designato dal presidente Franco Cossiga nel 1991), per diventare il deus ex machina delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali assegnate a Torino nel 2006.

Giampiero Boniperti, Edoardo Agnelli, Gianni Agnelli e Giovanni Trapattoni

Giampiero Boniperti, Edoardo Agnelli, Gianni Agnelli e Giovanni Trapattoni il presidente con i suoi alfieri (e con l’amatissimo figlio Edoardo) si gode la Juve

È stato al centro di invidie, di rancori, di gossip, di idolatria, di mode diventate da particolari a universali (ad esempio l’orologio sopra il polsino o il piumino sul blazer). Era, indubbiamente, un uomo affascinante, conosciuto e rispettato nel mondo, sposo di Marella Caracciolo dei Principi di Castagneto. La coppia ha avuto due figli: Edoardo e Margherita. La scomparsa del figlio, il 15 novembre 2000, a 46 anni, trovato senza vita nel greto del fiume Stura, ha lasciato, nel cuore dell’Avvocato, un vuoto incolmabile, tra dolore e rimpianto.

Lapo Elkann ricorda Gianni Agnelli

Lapo Elkann ricorda Gianni Agnelli all’inaugurazione della mostra Le auto dell’Avvocato al MAUTO di Torino

Ha detto di recente il cugino Lapo Elkann: «Io per primo e tutta la nostra famiglia avremmo dovuto fare di più per Edoardo, stargli più vicino». In libreria è possibile trovare un libro bellissimo, la storia di una amicizia vera, scritta da Marco Bernardini e pubblicata, con la prefazione del regista Mimmo Calopresti, dalla Compagnia editoriale Aliberti: Edoardo. L’intruso tra gli Agnelli.

Agnelli, come tutti gli imprenditori e i capitalisti, ha dovuto fare i conti, in special modo negli anni Sessanta e Settanta, con le contestazioni operaie. Come dimenticare, ad esempio, l’autunno caldo del ‘69 per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici? Ricordo un manifesto a Mirafiori: “Agnelli l’Indocina ce l’hai in officina”. La “risposta” borghese arrivò nell’ottobre del 1980, con la marcia dei quarantamila, di quadri e dirigenti, che segnò la fine della lotta in fabbrica.

Gianni Agnelli nel 1996 si presenta al campione Michael Schumacher

Gianni Agnelli nel 1996 si presenta al campione Michael Schumacher neo-acquisto per la stagione di Formula 1 della Ferrari è l’inizio di una leggenda. Sullo sfondo Luca Cordero di Montezemolo

Il grande amore fu la Juve. Una passione autentica. Nelle stagioni degli scioperi, la “strategia calcistica” dell’Avvocato, con l’arrivo di campioni dal sud, il catanese Anastasi, il mio idolo, il palermitano Furino, il leccese Causio, dalla Sardegna Cuccureddu, portò a una tregua domenicale, tra gli operai, soprattutto meridionali, e i vertici della FIAT.

Gianni Agnelli è stato protagonista del mito Boniperti: lo ha prima ingaggiato, e Giampiero diventò fuoriclasse e capitano, il beniamino dei sostenitori di Madama, per poi farlo diventare presidente, per tanti campionati densi di gloria e di una società bianconera conosciuta e rispettata a livello internazionale. Intuì Giovanni Arpino: «La Juventus è universale, un esperanto anche calcistico». L’Avvocato aveva l’abitudine di chiamare Boniperti, e non solo lui, anche tanti calciatori, alle 6 del mattino. Era la sveglia preferita per Agnelli: parlare della Vecchia Signora, di quella partita, di quel gol, di quella vittoria, di quella sconfitta, di quel giocatore che lo aveva entusiasmato per stile ed estetica. Ed era sempre divertente intervistarlo nell’intervallo o dopo i match. Aveva sempre la battuta pronta, il guizzo ironico, il rimando sorprendente.

Parigi, Mondiali di calcio 1998, Gianni Agnelli insieme a Henry Kissinger

Parigi, Mondiali di calcio 1998, Gianni Agnelli commenta la partita insieme a Henry Kissinger

Gli chiesi nel 1982, in occasione di un match notturno della Juve con in campo non solo i campioni del mondo di Spagna, ma anche i due nuovi acquisti, il polacco Zibì Boniek e, soprattutto, il francese, dalle origini piemontesi, Michel Platini, un fuoriclasse voluto proprio dall’Avvocato («Lo abbiamo preso per un pezzo di pane. Lui ci ha messo il foie gras»): «A chi assomiglia il campione transalpino?». Rispose: «Indubbiamente a Pedernera». Folgorante. Adolfo Pedernera, idolo del River Plate, negli anni Quaranta, e protagonista di quella squadra leggendaria soprannominata La Máquina, “La Macchina”.

Prima della partita, sono sempre nervoso. Dopo, quasi sempre soddisfatto

Lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano scrisse: «Questo uomo-orchestra occupava tutte le posizioni, da un estremo all’altro della linea d’attacco. Dalle retrovie creava gioco, effettuava passaggi alla cruna dell’ago, cambiava marcia, affondava a sorpresa; in avanti, fulminava i portieri». L’Avvocato aveva una ammirazione assoluta per i fantasisti, quelli che portavano la maglia numero 10. Definì Omar Sivori, acquistato dal fratello Umberto insieme con il gigante gallese John Charles, un “vizio”. E per lui fu un dispiacere enorme non vedere in bianconero prima Pelé (bloccato dalle proteste dei tifosi del Santos, che minacciarono di mettere in atto una vera e propria “rivoluzione popolare” in caso di cessione) e Diego Armando Maradona (che non convinse Giampiero Boniperti, malgrado le ammirate parole spese da Osvaldo Soriano, autentico “bracconiere di tipi e personaggi”, in una lettera a Giovanni Arpino, e nonostante l’entusiasmo dell’allenatore Gianni De Marzio, un intenditore). Per non parlare del bomber Gigi Riva, che rifiutò qualsiasi lusinga della Vecchia Signora per restare a Cagliari, diventata la sua Terra Promessa, l’Itaca mai abbandonata.

Un giovane Alessandro Del Piero con Gianni Agnelli

All’allenamento della Juventus insieme a un giovane Alessandro Del Piero, eterna bandiera della squadra bianconera, che l’Avvocato stesso ribattezzò “Pinturicchio”

Le sue definizioni hanno fatto storia: Del Piero “Pinturicchio”, Roberto Baggio “Coniglio bagnato” (non molto gradita, in verità, dal Divin Codino), Boniek “Bello di notte”. E poi le sue frasi simbolo: «La Juve per me è l’amore di una vita intera», «Prima della partita, sono sempre nervoso. Dopo, quasi sempre soddisfatto», «Mi emoziono perfino quando leggo in qualche titolo la lettera J. Penso sempre alla Juve».

Gianni Agnelli a St. Moritz, in Svizzera

È stato al centro di invidie, di rancori, di gossip, di idolatria, di mode diventate da particolari a universali. Era, indubbiamente, un uomo affascinante, conosciuto e rispettato nel mondo. Qui a St. Moritz, in Svizzera

A Enzo Biagi, durante una intervista televisiva: «Buscetta (pentito di mafia, ndr) è juventino? L’unica cosa di cui non dovrà pentirsi». Non scorderò mai, da giornalista, le partitelle estive a Villar Perosa, feudo degli Agnelli, tra la prima squadra e la Primavera. Agnelli atterrava in elicottero sul campo, si sistemava in panchina vicino all’allenatore, quante foto con Giovanni Trapattoni e Marcello Lippi! E alla fine, sorridente, si concedeva ai cronisti. Per lui, quel match rivestiva un’importanza storica e romantica, persino poetica. In quei momenti tornava bambino, e non si stancava mai di ripetere:

«La Juventus è la compagna della mia vita, mi emoziono quando vedo entrare quelle maglie in campo», oppure: «Amo il calcio, forse lo amo troppo, a tal punto da mettere in secondo ordine le alternative domenicali. Sì, adoro molto questo sport che non ha rivali». Infine, arrivavano i commenti che spaziavano dal sempre impeccabile Zoff a quel giovane di qualità, dal micidiale colpo di testa di Bettega allo stoico dinamismo di Furino, definito da Vladimiro Caminiti “Furiafurinfuretto capitano con l’elmetto”. Per noi inviati, ovviamente, molto materiale per i nostri pezzi su quella giornata sempre speciale e sempre particolare.

Noi chiudiamo così, poetici, con un’ultima, emblematica frase dell’Avvocato: «Mi piace il vento perché non si può comprare».

 

(Foto LAPRESSE)