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di Maurizio Gallo-Orsi

Presidente del Consiglio Notarile di Torino

Desideri per Torino

Vorrei che, al di là dei progetti grandiosi per Torino e al di là delle visioni di una città più nuova, verde e moderna, almeno tornasse a funzionare o si mettesse a funzionare quella vecchia

Torino, inverno 2020

Io ho molti desideri e aspettative per il prossimo futuro della nostra città, pensieri alti che me la fanno immaginare molto diversa e più bella di come è ora, non così piegata da una sbornia post olimpica che tarda a passare. Ma se mi fermo a pensare alla città del futuro, mi blocco davanti all’immagine della Torino di oggi e allora i pensieri per forza volano bassi, molto più bassi, e si devono per forza adeguare alla realtà di una città che, dopo il 2006, si è nuovamente ingrigita e ha perso tanto della sua forza. Forse è colpa di Milano che è ricca e dinamica, ma forse no. Per non soccombere ai pensieri bui mi è venuto in mente che la nostra città si potrebbe risollevare in un modo tanto semplice quanto (incredibilmente) difficile.

Mi piacerebbe che la città ‘normalmente’ funzionasse, che la politica che si deve occupare di noi lo facesse bene, che lo sfacelo in cui versa la cosa pubblica cessasse. Sarebbe bello se un grattacielo, nemmeno tanto alto per dire, finalmente fosse completato dopo anni di liti e fallimenti, perché – sembra scontato, ma non lo è – lo stiamo pagando tutti noi. Questo particolare, per tutte le cose che riguardano il pubblico, è decisivo e non va mai dimenticato. Sulla stessa latitudine cittadina pare che venga chiuso finalmente il buco, bello profondo, del cantiere di piazza Bengasi, che delizia da anni la vita dei residenti e dei commercianti. Mi sposto di poco, veramente di poco, e l’immagine di sé che Torino dà a chi entra o esce – da quello che è il suo accesso più aulico lungo il Po – il Palazzo del Lavoro, è deprimente e sconfortante: aver lasciato che un monumento simbolo della città si sgretolasse sotto gli occhi di tutti è una colpa grave della pubblica amministrazione. Ho sempre pensato che le piste ciclabili servissero a rendere più sicura la vita dei ciclisti: penso ai tanti soldi spesi per piste ciclabili demenziali nelle quali, ad esempio, chi apre la porta per scendere dalla macchina rischia di colpire l’ignaro ciclista.

Mi piacerebbe assai che, visto il flop chiaro, acclarato e incontrovertibile della mega rotonda di piazza Baldissera (i lavori del passante sono durati decenni), qualcuno pensasse a un rimedio e lo mettesse in pratica, magari in tempi accettabili. Le vicende passate del Salone del Libro, quelle attuali del Teatro Regio e della Cavallerizza testimoniano di un’incapacità trasversale di gestire e amministrare la cosa pubblica. Questi non sono che pochi esempi (ma molti altri ce ne sarebbero da citare) di come il pubblico molte volte sprecato non tenga in gran conto i nostri soldi (il grattacielo Intesa Sanpaolo è salito in poco tempo, quello della Regione vive tuttora la sua agonia), ci siamo quasi assuefatti all’idea che la mano pubblica faccia spesso disastri, ce li aspettiamo addirittura come una condanna annunciata.

Io vorrei quindi che, al di là dei progetti grandiosi per Torino e al di là delle visioni di una città più nuova, verde e moderna, almeno tornasse a funzionare o si mettesse a funzionare quella vecchia, vorrei che il pubblico avesse un colpo di coda, dimostrasse a tutti che sa fare e gestire: sarebbe una cosa normale, ma grande, imprevista e perciò bellissima per tutti i miei concittadini.

Maurizio Gallo-Orsi

Nato a Torino nel 1962, è stato componente del Consiglio Notarile di Torino dal 2000 al 2012 e componente della Commissione Regionale di Disciplina dei Notai per quattro anni dal 2013. Di nuovo componente del Consiglio Notarile di Torino dal 2018, ne è diventato presidente il 14 marzo 2019. È docente della Scuola di notariato Lobetti Bodoni. Ha curato la riedizione, con il padre Gianfranco Gallo-Orsi, del volume ‘L’imposta di successione’, edito da UTET. Ha scritto su Stampa Sera e su riviste giuridiche specialistiche; ha partecipato e partecipa come relatore a numerosi convegni giuridici.