News

  • Giorgina Siviero: come può ripartire il commercio torinese - Leggi tutto
  • Carlo Emanuele Bona: Torino ancora al centro della filiera dell'editoria - Leggi tutto
  • Alberto Sinigaglia: i canali di informazione, basilari per la rinascita - Leggi tutto
  • Christian Greco: la cultura per contribuire alla rinascita - Leggi tutto
  • Alessandro Bollo: le priorità su cui lavorare per il futuro - Leggi tutto
  • Sebastian Schwarz: vorrei un Regio senza barriere - Leggi tutto

#iosonotorino

di Tommaso Cenni

Dice il saggio

Torino, 17 aprile 2020

Dice il saggio: non promettere ciò che non puoi mantenere. E il saggio essendo saggio tendenzialmente ha ragione. Certo che ci servirebbero proprio un paio di promesse. Promesse futili, poco impegnative, innocenti. Promesse che somigliano a speranze, a sogni estivi. Le promesse davvero importanti, quelle che trattano di manovre economiche, rilanci di paesi o situazioni sanitarie le lasciamo ad altre persone in altre posizioni con altre competenze.

Saremo tutti un po’ Inzaghi prima o poi, e anche questo periodo per quanto lungo, impegnativo, tragico finirà.

Noi come da accordi curiamo il basso, il quotidiano, ciò che la pandemia ci ha spinto un po’ più distante e apparentemente irraggiungibile. Ricordo però di aver avuto spesso la sensazione che Inzaghi non sarebbe mai arrivato su quel pallone, e lui puntualmente smentiva le mie previsioni buttando di nuovo la boccia in porta, poi sulle ginocchia scivolava verso la bandierina. Saremo tutti un po’ Inzaghi prima o poi, e anche questo periodo per quanto lungo, impegnativo, tragico finirà.

Allora meglio portarsi avanti con il lavoro. Lo prometto, dimostrerò a chi dice che quest’anno sarà come non avere l’estate che sarà un’estate magica; magica perché non abbiamo particolari aspettative, perché ogni bazzecola sarà una felice riscoperta e perché probabilmente sarà unica date le circostanze più che singolari. Prometto che Torino sarà viva, che le strade così vuote in questi giorni ad agosto saranno zeppe di gente che bacia i marciapiedi e piangendo racconta loro quanto siano mancati. Pure i passi saranno più lievi, più rispettosi di quel mondo che abbiamo osservato per troppo tempo da dietro una finestra, e che invece è abituato, lui, a incantarci con le meraviglie che sa offrire.

Prometto che torneremo a giocare a pallone in camicia alle tre di mattina nei parchi tra il caldo, le zanzare e il silenzio. Prometto che andremo al mare e anche le code per scendere giù in Liguria non ci sembreranno altro se non la rappresentazione dell’istinto di libertà caro agli uomini. Prometto che non penseremo neanche un secondo di fuggire all’estero, fuori da un’Italia tanto ferita quanto amata. Prometto di assaggiare il profumo delle Langhe, di mangiare gli agnolotti in trattoria e riposare all’ombra di una vigna.

Prometto queste e altre mille cose che non possono stare su un foglio, non tutte perlomeno. Le altre le metta ognuno di voi. Lo faccia per se stesso e perché gli uomini sono fatti di sogni e speranze, e se anche solo alcuni di questi si avverassero non sarebbe affatto male. Del resto Inzaghi non mi dava mai l’impressione di farcela, eppure ci arrivava; mentre con Del Piero, la palla sul destro, io bambino quel pallone non lo avrei visto in nessun altro posto se non in porta. A volte non entrava ma non ho mai smesso di credere in quel tiro.