Torino, Speciale 2023
Da madre di tre figli, dei giardinetti odio tutto. Partiamo dalle panchine. Le panchine sembrano prenderti per il sedere, nel senso che sono lì per ricordarti che il tuo sedere sul loro legno non si poserà mai. Poi ci sono le altalene, le altalene sono sempre troppo poche, mentre quegli inutili dondolini singoli a molla sono tantissimi. È come in hotel dove si trova un solo campioncino minuscolo di bagnoschiuma ma venti cuffie per la doccia. Suppongo esista una lobby molto solida delle cuffie per la doccia, dei dondolini a molla singoli dei parchi e dei tovagliolini plastificati inutilizzabili dei bar. Altrimenti non si spiega il successo di cose tanto inutili. Per le due altalene c’è una coda che non vedevi dai tempi del padiglione Giappone all’Expo, quando è finalmente il turno della tua figlia duenne l’ansia e gli sguardi d’odio degli altri bambini rovinano ogni divertimento, una nonna sta facendo il malocchio alla tua creatura. Quindi fai sedere l’infanta, la spingi due volte fortissimo e poi la trascini via, lei urla, tu le spieghi che l’attesa dell’altalena è essa stessa l’altalena.
Per le due altalene c’è una coda che non vedevi dai tempi del padiglione Giappone all’Expo
Io ho fatto tre figli nella speranza che la terza mi uscisse madonnara, i bambini madonnari sono la benedizione di ogni odiatore dei giardini, perché ignorano attrazioni e giochi e si dedicano al disegno sul selciato con i gessetti colorati di Tiger. Naturalmente no, non è una madonnara, ma una che si diverte a far smadonnare me. Passando agli scivoli, essi non sono più semplici scivoli, sono architetture di Escher, con tunnel e buchi neri, piani e sopraelevate, un piccolo raccordo anulare in miniatura nel centro. Al loro interno i bambini riescono a farsi male in quindici modi diversi, così i genitori possono aprire scommesse su che tipo di piccolo contuso riporteranno a casa. I genitori, negli ultimi anni, hanno imparato da Instagram a non usare il linguaggio tossico degli anatemi autoavveranti, insomma non si deve più dire “attento che ti fai male, non correre che cadi” perché crea ansia a diminuisce l’autostima. Sono preferibili forme più educative come “metti alla prova le tue capacità motorie in piena libertà, amore mio, potrebbe avere la meglio la forza di gravità, ma la forza d’animo ti rialzerà”. Sedute sulle panchine, le elette, ovvero le mamme dei figli giocatori di calcio e le mamme delle figlie mercatini dell’usato di topolini e collane su marciapiede (due categorie che si autogestiscono senza bisogno dell’aiuto genitoriale), mi indicano con pena: «Pensate che quella poveretta ne era fuori, pensate che aveva già figli che frequentano le medie ed è rientrata nel tunnel!». Intanto, a creare ulteriori distrazioni, arrivano le feste di compleanno, l’abitudine dei party nei parchi pubblici ci è scappata di mano. I festeggianti sono ormai preparatissimi, parcheggiano food track, portano palloncini che farebbero volare via il Pirellone, altro che la casetta del vecchio di Up, un paio di bodyguard impediscono l’avvicinamento ai non invitati, soprattutto alle madri come me, che puntano a ubriacarsi a scrocco con lo spritz analcolico in dotazione.
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