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di Maurizio Gallo-Orsi

Presidente del Consiglio Notarile di Torino

Dono o non dono – parte I

L'Italia è il paese d'Europa in cui l'imposizione fiscale sulle successioni e sulle donazioni è in assoluto più bassa. Ecco perché molte persone sono spinte, per agevolare i figli dopo la propria morte, a disfarsi dei propri beni. Vediamo come si procede caso per caso

Torino, autunno 2019

In un periodo come quello attuale, in cui l’imposizione fiscale sulle successioni e sulle donazioni è particolarmente bassa (siamo il Paese in cui è più bassa in Europa), e in previsione di un suo possibile innalzamento, è ormai diventato consueto nei nostri studi confrontarsi con persone che valutano l’opportunità di disfarsi, mediante una donazione, di parte o di tutti i propri beni, in genere a favore di figli o discendenti. Attualmente, l’imposta di donazione (e di successione) per i passaggi di proprietà a favore dei discendenti (figli e nipoti) è pari al 4% con una franchigia di un milione di euro a favore di ciascun figlio o discendente donatario (o erede). Se intendo donare beni di un valore pari a un milione e 200mila euro a favore di mia figlia, l’imposta del 4% sarà dovuta soltanto sulla parte eccedente il milione di euro e, pertanto, sarà pari a 8mila euro, il che è veramente poco considerando l’elevato importo della donazione.

Se oggetto della donazione è un’immobile – per il quale il donatario non può richiedere le agevolazioni prima casa – che ha un valore di 400mila euro, non sarà dovuta alcuna imposta di donazione poiché rientriamo nella franchigia di legge, ma saranno dovute le imposte ipotecaria e catastale nella misura del 3% e dell’1% sull’intero valore donato. Se il donatario, invece, può usufruire delle agevolazioni prima casa, le imposte ipotecaria e catastale sono dovute nella misura fissa di 200 euro ciascuna. Se a questa prima donazione ne seguisse un’altra a favore dello stesso donatario, per verificare se vi è imposizione occorre sommare alla nuova donazione il valore della precedente. Se il valore della nuova donazione è pari a 700mila euro in titoli, l’imposta di donazione del 4% sarà su 100mila euro, che costituiscono l’eccedenza rispetto al milione di euro di franchigia. C’è un sistema per abbattere il valore della donazione e, quindi, per pagare meno imposte: qualora il donante intenda continuare fino alla sua morte a usare l’immobile o a godere degli interessi dei titoli donati, può riservarsene l’usufrutto. In questo modo il valore della donazione scende secondo un coefficiente stabilito dalla normativa fiscale e calcolato sull’aspettativa di vita del donante: più è giovane il donante, più il valore della donazione si abbassa.

Per fare due esempi: fatto un milione di euro il valore della piena proprietà del bene donato, se il donante ha 70 anni il valore dell’usufrutto sarà pari a 400mila euro (40%) e quindi il valore della nuda proprietà donata sarà pari a 600mila euro (60%), se invece il donante ha 80 anni il valore dell’usufrutto sarà pari a 250mila euro (25%) e quindi il valore della nuda proprietà donata sarà pari a 750mila euro (75%). Alla morte del donante l’usufrutto si estinguerà e non sarà dovuta alcuna imposta. Ancora una precisazione: qualora alla morte del donante residuino beni di sua proprietà, l’erede che ha ricevuto la donazione dovrà inserire nella dichiarazione di successione la donazione ricevuta con il valore alla data della morte. Negli esempi fatti precedentemente, la donazione dovrà essere riportata per il valore di un milione di euro in quanto l’usufrutto si è estinto con la morte del donante. In questo modo il figlio, erede e donatario, vedrà completamente erosa la propria franchigia e, sul residuo, pagherà l’imposta di donazione del 4%. Dunque, le donazioni rientrano nella dichiarazione di successione, ma soltanto al fine di calcolare il ‘consumo’ della franchigia. Abbiamo detto che l’imposizione in Italia è davvero bassa e che molte persone sono spinte, per agevolare i figli dopo la loro morte, a disfarsi dei propri beni. Purtroppo, però, non è tutto rose e fiori, e nel prossimo articolo cercheremo di analizzare soprattutto le problematiche relative alla rivendita degli immobili donati.

Maurizio Gallo-Orsi

Nato a Torino nel 1962, è stato componente del Consiglio Notarile di Torino dal 2000 al 2012 e componente della Commissione Regionale di Disciplina dei Notai per quattro anni dal 2013. Di nuovo componente del Consiglio Notarile di Torino dal 2018, ne è diventato presidente il 14 marzo 2019. È docente della Scuola di notariato Lobetti Bodoni. Ha curato la riedizione, con il padre Gianfranco Gallo-Orsi, del volume ‘L’imposta di successione’, edito da UTET. Ha scritto su Stampa Sera e su riviste giuridiche specialistiche; ha partecipato e partecipa come relatore a numerosi convegni giuridici.