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Editoriale

di Guido Barosio

Estati torinesi

Torino, estate 2018

Agosto 1968, piazza San Carlo (dove ancora potevano passare le auto) era il deserto. La Stampa e la Gazzetta del Popolo (che c’era ancora) pubblicavano prima le foto del grande esodo – tante 500, 600 e 850 coi tetti stracolmi di pacchi – e poi del vuoto surreale di piazze, corsi e vie. La Torino dell’epoca sembrava un quadro di De Chirico. In quegli anni chi rimaneva in città per l’estate era il prototipo urbano dello sfigato, chiudeva le finestre e si tappava in casa, in pratica si nascondeva, unico (o quasi) a non possedere neanche uno straccio di parente da andare a trovare al sud. Anche le canzonette indicavano la rotta: debordanti di ombrelloni, sapori di sale e rotonde sul mare. Solo l’Equipe 84 (nel 1969) ricordava i temerari: ≪tutta mia la città, un deserto che conosco…≫. Agosto 1988, anno di nascita di Torino Magazine, piazza San Carlo era ancora il deserto (giusto un pochino di meno, perché ormai c’erano le ferie scaglionate), ma il rito delle partenze era sempre celebrato dal giornale (di quotidiani ne era rimasto uno solo, la Gazzetta aveva chiuso i battenti nel 1983), però il vuoto estivo cominciava a essere meno opprimente.

Ormai i torinesi vivono la propria città – e la sua bellezza – dodici mesi all’anno. Di giorno come di notte. E lo fanno anche i turisti, che una volta, ad agosto, a Torino ci venivano solo sbagliando strada

Agosto 2006 – agosto 2018, la storia ha voltato decisamente pagina. Durante l’estate si resta in città, anzi restare in città qualche volta è un privilegio, perché chi se lo può permettere viaggi e vacanze li fa tutto l’anno. Ma, in parallelo, Torino è diventata una realtà più accogliente, turistica, ricca di opportunità, con molti ristoranti e negozi che (finalmente) non chiudono o chiudono poco. Ma qui vanno ricordati i precursori di una Torino estiva persino rivoluzionaria. Nella giunta Novelli il visionario Giorgio Balmas inventò i Punti Verdi nel 1976. Nei primi anni arrivarono i grandi nomi dello spettacolo, anzi i grandissimi, perché si esibirono Lindsay Kemp e Rudolf Nureyev. In Italia non si era mai visto niente di simile, persino Nicolini prese ispirazione dai Punti Verdi per creare l’Estate Romana. La Torino del 2018 è un altro mondo, non solo perché esistono festival (come l’Estate Reale) e cartelloni (particolarmente ricchi quelli della Città Metropolitana), ma perché ormai i torinesi vivono la propria città – e la sua bellezza – dodici mesi all’anno. Di giorno come di notte. E lo fanno anche i turisti, che una volta, ad agosto, a Torino ci venivano solo sbagliando strada.

D’estate, col caldo, si è un’area metropolitana vivibile e vivente solo se si accendono le luci della notte. E solo se i residenti – esercenti e non – animano lo scenario. Così Torino, dopo essersi riscoperta bella, si è riscoperta accesa, e gli approdi possibili sono centinaia: dal colpo d’occhio, unico in Europa, di piazza Vittorio coi suoi dehors, ai budelli del Quadrilatero e di San Salvario, al nuovo che avanza di Borgo Dora e Vanchiglia. Una volta si usciva se ‘ti chiamavano’ con un evento, oggi esci perché l’evento sei tu. Ma nel nostro Torino Magazine estivo siamo andati oltre l’estate mettendo in sommario due eccellenze: la moda e la cucina d’autore. In cover abbiamo portato Carlo Pignatelli, il ‘nome’ torinese più autorevole della moda nazionale e internazionale. Una storia di stile e qualità iniziata in sartoria, come si faceva una volta, come si faceva assai bene a Torino già negli Anni Sessanta. Perché questa è la città dove nacque la moda italiana (consacrata nell’Expo del 1911) e dove – tra il 1950 e il 1977 – si tenne il celebre Samia, il primo Salone della Moda nel nostro paese. Insomma, un pedigree che Milano se lo sogna.

E poi vi proponiamo l’album del Bocuse d’Or, evento che, nella storia recente di Torino, si colloca sulla medesima rotta delle Olimpiadi e di Italia 150. Come nel 2006 e nel 2011 la città ha offerto un contributo di originalità ad un brand apparentemente più forte della città stessa. Il ‘nostro Bocuse’ è stato il primo a coinvolgere il territorio con oltre 150 appuntamenti, e ancora il primo a portare la cultura del cibo d’eccellenza oltre i confini della manifestazione. Tra abiti e sapori, l’arte di vivere la città.