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Commercialisti

di Luca Asvisio

Presidente dell'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

Fare rete

Il valore della condivisione mediante la quale ricostruire una cultura della convivenza, per migliorare le nostre prospettive per il futuro

Torino, SPECIALE giugno 2019

La crisi dei ‘corpi intermedi’, nata dall’evidente distacco della collettività dalla res publica – anche a causa delle indubbie carenze della politica, che ha progressivamente allontanato la società civile dalla cosiddetta ‘arte di governare’ – si è riverberata nella rappresentazione della vita quotidiana, con indubbi riflessi sulla cultura stessa. Gli spazi venutisi a creare da tali carenze non sono stati riempiti da nuove iniziative di condivisione, eccezion fatta per alcune sporadiche istanze che affondano le proprie radici nella demagogia e nell’acrimonia, sentimento che non è figlio della nostra formazione umanistica. Da più parti, questa carenza è stata individuata come elemento di criticità, da contrastare per ritornare a costruire scenari prospettici, che non siano alimentati dal pessimismo e possano nuovamente attrarre le generazioni più giovani, che tendono a fuggire dalla nostra società per cercare nuovi lidi dotati di un appeal mediatico decisamente più ‘sexy’, portando in pochi anni il nostro Paese, e magari l’Europa, a divenire un ‘museo’ più che una potenza economica di rilevanza mondiale.

Le reti di rapporti, a partire dagli ordini professionali, da considerarsi non quali sacche di potere autoreferenziale ma come gruppi di autoformazione e disciplina, fonte di riflessione e sprone all’evoluzione normativa, possono creare la sintesi affinché, unitamente alle forze produttive, agli ambiti finanziari e alle strutture universitarie, diano un nuovo impulso alla creazione di una cultura di condivisione. Una rete che, opportunamente messa a terra, determini una nuova rinascita, innanzitutto culturale, che possa proporre soluzioni alla politica e all’economia, per vincere le sfide di un insieme di prospettive che, oggi, non sembrano essere certamente rosee. In questo ambito, l’esperienza del Modello Torino, costruito in anni di attività dal past president dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Torino, Aldo Milanese, può rappresentare un efficace punto di partenza per sviluppare adeguatamente l’argomento e provare a porre le condizioni per un’estesa creazione di valore, intesa quindi non solo nella sua visione economica, ma in quella più ampia di valore del confronto, che dia un senso compiuto all’utilizzo del nostro tempo.

La collaborazione, innanzitutto con gli altri ordini professionali rappresentanti prima le discipline economiche e, successivamente, quelle tecniche, costituisce l’evoluzione di questo modello, cui si sono progressivamente aggiunte le altre istituzioni imprenditoriali, datoriali e sociali del territorio, con una visione d’insieme: la costruzione, in sintesi, di un più ampio dialogo tra tutti i soggetti condizionati da questa crisi, per mettere a fattore comune le singole spinte di ciascuno nell’ottica di portare a una visione più propria della cultura, ritornando a dare qualità e valore alla cosa pubblica. Si è trattato sino a oggi di una visione territoriale che, però, come spesso è capitato in passato, può portare Torino a essere precursore di una più ampia volontà di rinascita nazionale. «Che fare?», chiedeva ormai oltre 150 anni fa Černyševskij. Potrebbe essere interessante creare un tavolo permanente di confronto che, senza posizioni preconcette, e con l’ausilio delle esperienze di tutti i potenziali soggetti in rete, cerchi di migliorare le nostre prospettive per il futuro, ritrovandosi in maniera continuativa e confrontandosi per raggiungere quest’obiettivo.

Luca Asvisio

Nato a Torino nel 1965 e iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Torino dal 1991, ne è stato segretario dal 1997 al 2012 (con le presidenze Locatelli e Milanese), mentre dal 2017 ne è il presidente. Svolge ininterrottamente l’attività sin dalla pratica nello studio fondato dal dottor Alberto Dondona, di cui nel tempo è divenuto associato e di cui ha mantenuto la denominazione anche dopo la morte del suo maestro.