News

  • Matteo Baronetto: la Torino che sogno - Leggi tutto
  • Brigitte Sardo: l'imprenditoria al femminile centrale per lo sviluppo della città - Leggi tutto
  • Dario Gallina: le parole chiave? Progetti, accelerazione e positività - Leggi tutto
  • Cristiano Fiorio: un futuro straordinario è possibile - Leggi tutto
  • Andrea Gavosto: «La rinascita di Torino parte dalla formazione» - Leggi tutto
  • Riccardo D'Elicio: lo sport come fattore di rinascita per Torino - Leggi tutto

#iosonotorino

di Tommaso Cenni

Fase tre

Torino, 22 maggio 2020

Il primo caffè al bar, il primo giro al parco e il primo calcio a un pallone. Il primo rifornimento, il primo ghiacciolo al chiosco e il primo croissant al mattino. La prima sera insieme, la prima birra sul muretto e il primo ritorno alle due di notte. I semafori spenti, le code fuori dai negozi, le mascherine messe un po’ a caso, la musica alla radio. Il parcheggio che non c’è, i bambini in bicicletta, le multe ai bar di piazza Vittorio. I delfini nel Po, il silenzio dall’Olimpico, la Bundesliga alla TV. I ristoratori che contano i giorni, i cocktail a delivery, i biker con le pizze semi-calde. I mercati fatti in fila, i guanti al supermercato, in macchina uno davanti e uno dietro. I discorsi sul futuro, le fughe in montagna, i sogni dell’estate. I dibattiti sul nulla, la voglia di abbracciarsi, le cartoline da Torino.

Confidano in Babbo Natale, animano nei giochi soldatini di plastica, vivono avventure di pirati e draghi solo con l'ausilio di spade di legno

Quante prime volte e quante sfumature di questi tempi regala la nostra città, e chissà se ci studieranno sui libri. Chissà se potremo barare un po’ e farci grandi dicendo: «Quella volta ce l’abbiamo fatta, non è stato facile ma siamo stati forti, proprio forti!», di fronte agli occhi di figli o nipoti stupefatti e increduli come solo i bambini sanno essere. Pur sapendo che ci vedrebbero ugualmente come eroi anche senza pandemia.
I bambini sono così, non hanno bisogno di troppe prove per poter credere in qualcosa. Confidano in Babbo Natale, animano nei giochi soldatini di plastica, vivono avventure di pirati e draghi solo con l’ausilio di spade di legno. «Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini», tutti e tre nati per stupire e non ferire mai, per cadere, ricominciare a vivere ed esprimere desideri. Dante Alighieri, mica uno qualunque.

In questi giorni riscopro, spero, sogno quanto basta e mi godo le mie spade di legno che si fanno grandi avventure; e mi sento un po’ bambino. Forse non potevo sperare in una prospettiva migliore per questa fase tre.