La grande industria la faranno altri, che sapranno essere imprenditori nel senso moderno del termine: ma all’origine dell’industrializzazione torinese ci sono piccoli artigiani ricchi di manualità e di ingegno, autodidatti pionieri delle innovazioni, curiosi di ciò che la tecnologia propone. Tra loro, occupano un posto particolare i quattro fratelli Ceirano, Giovanni Battista (nato nel 1860), Giovanni (1865), Matteo (1870) ed Ernesto (1875). Figli di un orologiaio di Cuneo, si formano nel laboratorio del padre, ma nel 1880 il primogenito, appena ventenne, si trasferisce a Torino per cercare la propria strada e trova impiego in un’officina meccanica di Barriera Nizza.
Sono gli anni in cui il “velocipede” diventa bicicletta, con la trasmissione a catena e i primi pneumatici ad aria. Ed è proprio alle biciclette che Giovanni Battista rivolge il suo interesse professionale: nel 1888 riesce ad affittare un ripostiglio in corso Vittorio Emanuele 9, dove lo raggiungono uno dopo l’altro i fratelli. Tutti insieme iniziano a vendere e a riparare i modelli dell’inglese Rudge-Whitworth, poi, nel 1894, avviano la produzione in proprio e realizzano un modello che battezzano con il nome esterofilo di Welleyes: pare che il suggerimento della denominazione sia del loro padrone di casa, il cavalier Luigi Lancia (padre del futuro fondatore della Lancia), convinto che un marchio dall’assonanza straniera fosse più appetibile per il mercato.
I Ceirano sono pionieri, ma non industriali moderni
La bicicletta ha un buon successo di vendite, ma i quattro fratelli guardano avanti e, nel 1895, realizzano un prototipo, il “bicicletto a motore Welleyes”. Non è il primo mezzo italiano che si muove con motore a scoppio (un triciclo a motore fu sperimentato a Verona già nel 1884), ma è il primo ad essere prodotto per il mercato. Il 18 maggio 1895 il bicicletto Welleyes partecipa alla prima corsa automobilistica in Italia, la Torino-Asti-Torino: il percorso di 93 chilometri viene affrontato da cinque equipaggi, tre dei quali giungono al traguardo, e tra questi vi è il bicicletto Ceirano. È la premessa per il salto di qualità e la costruzione di vere automobili, che vedrà i quattro fratelli (insieme o individualmente) alla testa di varie iniziative industriali: l’Accomandita Ceirano (che nel 1899 presenta un’automobile a due posti chiamata anch’essa Welleyes), la Fratelli Ceirano (il cui modello Ceirano Wagonette 6 HP vince nel 1902 la Susa-Moncenisio), la STAR (Società Torinese Automobili Rapid, con officina in via Nizza, dove ora si trova la sede di Unicredit).
Ingegnosi, intuitivi, con il coraggio delle sfide: i Ceirano sono pionieri, ma non industriali moderni. Non hanno rapporti con il mondo della finanza, non conoscono il veicolo della pubblicità, non ragionano sui grandi numeri. Sono artigiani, in una stagione in cui è ormai in gestazione la società di massa: e le loro iniziative finiscono presto per fallire o essere inglobate nel colosso nascente della Fiat. La fase pioneristica dura poco: all’industria, per decollare, servono più i Giovanni Agnelli che i Giovan Battista o Matteo Ceirano.
