Il futuro duca di Savoia (e più tardi Re di Sardegna) Vittorio Amedeo II nasce il 14 maggio 1666 ed è l’unico discendente maschio legittimo del casato: un patrimonio politico, prima ancora che affettivo. Ma è un bambino gracile nel fisico, riservato, introverso, malinconico: le malattie hanno minato i suoi primi anni, tra crisi d’asma, difficoltà respiratorie, febbri, mancanza d’appetito.
Nel 1668 a Torino è stata persino esposta la Sindone per invocare su di lui l’intervento divino e altre volte la Corte ha fatto pellegrinaggi per ottenerne la guarigione. Nel 1679, quando è ormai alla soglia dell’adolescenza, una nuova crisi più grave allarma la vita politica sabauda: il padre, Carlo Emanuele II (quello che conosciamo per “piazza Carlina”, motteggio popolare attorno a un principe poco apprezzato), è morto quattro anni prima, e Vittorio Amedeo II è diventato duca sotto la reggenza della madre Maria Giovanna Battista di Savoia Nemour.
L’impasto è quello del pane normale, ma la forma è lunga e stretta
La reggente è una donna esuberante e frivola, che intreccia relazioni con uomini di corte di cui diventa amante, ma che nei rapporti sentimentali è dipendente, si innamora, si appassiona, soffre per i tradimenti: i favoriti assumono un rilievo politico improprio, usando gli affetti per guadagnare vantaggi alle proprie famiglie. Di fronte al susseguirsi di intrighi e pettegolezzi, molti si preoccupano e temono che la scomparsa dell’erede precipiti lo Stato nella confusione: i medici si affannano senza risultati, il giovane Vittorio Amedeo II non mangia e, quando si sforza di ingerire qualcosa, non digerisce.
La soluzione (a mezza strada tra la leggenda e la verità storica) viene dal fornaio di corte Antonio Brunero, che su indicazione del medico lanzese Teobaldo Pecchio inventa il “grissino”: l’impasto è quello del pane normale, ma la forma è lunga e stretta, la cottura risulta più uniforme e la sottigliezza dell’impasto lo rende pane di sola crosta, privo di mollica. Difficile dire se si tratta sin dall’origine di un prodotto aromatizzato (all’origano, al sesamo, al basilico) oppure naturale: certo è che al giovanissimo duca la novità piace, il carattere croccante lo incuriosisce, lo assaggia, si diverte a sgranocchiarlo…
Finisce il vassoio che gli hanno portato e, tra lo stupore compiaciuto della servitù, ne richiede altri. Il prodotto del fornaio Brunero e del medico Pecchio assomiglia a una piccola “ghersa”, il classico pane piemontese di forma allungata, e il nome ne deriva naturalmente: “grissino”.
Perché Vittorio Amedeo II guarisce? Vizio di nobile o virtù terapeutica del nuovo prodotto? Può darsi che la mancanza di mollica lo renda più facilmente digeribile: certo è che nasce la leggenda e il grissino (indipendentemente dalla verità storica) diventa l’alimento che ha salvato il duca e il ducato.
Indubbio e storicamente documentato è invece il suo successo: Napoleone Bonaparte istituisce un apposito servizio di corriera per il trasporto di “petits batons de Turin”, e il Re di Sardegna Carlo Felice li porta con sé nel palco reale del Teatro Carignano, sgranocchiandoli per passatempo.
