Capitale italiana della “modernità”, negli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento, Torino lo è anche delle competizioni sportive. Nel 1884, durante l’Esposizione Italiana (che segna la rinascita della città dopo la crisi seguita al trasferimento della capitale), viene effettuato il primo concorso ippico nazionale, in un ampio recinto ricavato accanto a corso Dante (là dove qualche anno dopo sarebbe sorto il primo stabilimento Fiat).
Nel 1887 un giovane di famiglia borghese, Edoardo Bosio, fonda il Torino Football & Cricket Club, la prima società calcistica italiana, seguito due anni dopo dalla “Nobili Torino”, guidata dal principe Luigi Amedeo duca degli Abruzzi (futuro esploratore del Polo Nord); nel 1889 la Reale Società di Ginnastica (attiva già dal 1844) apre a sua volta una sezione calcistica.
Ma l’evento più significativo, per l’intreccio con la storia industriale della città, è l’organizzazione, nel 1895, della prima corsa automobilistica italiana, la Torino-Asti-Torino.
La gara è fissata per sabato 18 maggio, 93 chilometri da Torino ad Asti e ritorno
Un Comitato organizzatore cittadino presieduto dall’ingegner Sacheri, e sorto in occasione dell’“Esposizione del ciclo” del Valentino, propone “un esperimento di corsa di veicoli a motore”. Siamo agli albori dell’automobile, se si considera che la prima vettura a circolare in Italia è stata, nel 1893, una Peugeot acquistata dall’industriale Gaetano Rossi di Schio (Vicenza).
Il Comitato torinese è coraggioso nel cimentarsi su un terreno ancora vergine: la gara è fissata per sabato 18 maggio, 93 chilometri da Torino ad Asti e ritorno, da effettuarsi in due semitappe. La partenza e l’arrivo sono in corso Moncalieri, il traguardo intermedio ad Asti in piazza Alfieri.
L’annuncio suscita interesse tra gli amatori, ma il percorso scoraggia la partecipazione, perché molti temono la salita del Dusino, tra Villanova e Villafranca. Alla partenza si presentano cinque equipaggi: Simone Federmann, con una “omnibus” Daimler a 4 posti: Cleto Brena, con una vettura Benz; Aldo Sclaverani, con un “break” a vapore battezzato “la staffetta”, costruito dalle Officine di Savigliano; Alois Wolfmuller su un “bicicletto” a motore di sua costruzione (sostanzialmente un veicolo a due ruote cui viene applicato un motore); e il cuneese Giovanni Battista Ceirano, uno dei pionieri dell’auto italiana, anche lui su un bicicletto Wolfmuller rielaborato e battezzato “Welleyes”.
La gara dura l’intera giornata, compresa la lunga sosta ad Asti dopo il primo tratto, e la concludono tre soli equipaggi: risulta vincitore Federmann che, secondo i calcoli fatti con un comune orologio, impiega 6 ore esatte, alla media di 15,50 km/h; secondo Giovanni Battista Ceirano, terzo Wolfmuller (non sono disponibili i loro tempi). Si ritirano invece Sclaverani, per rottura del motore sulla salita del Dusino, e Brena, che non riparte da Asti dopo la prima semitappa, perché spossato dalla stanchezza.
Il premio per il vincitore è una medaglia d’oro: la soddisfazione, per tutti i partecipanti, è vedere i propri prototipi esposti il giorno successivo nei padiglioni dell’“Esposizione del Ciclo”, tra la curiosità ammirata dei visitatori.
