I meno giovani la ricordano: la Mole Antonelliana mozza e senza guglia, 47 metri di costruzione spazzati via il 23 maggio 1953 da una tromba d’aria che si abbatté su Torino. Nel fragore del temporale, i cittadini del Centro sentirono lo schianto, con detriti di muratura sparsi nel piccolo giardino sottostante, a fianco dell’edificio che allora ospitava la Rai: cadendo, la guglia sfiorò la finestra di una stanza dell’ultimo piano, dove in quel momento stava lavorando il conduttore Piero Angela, e distrusse il balcone di un altro ufficio, dove c’era l’annunciatrice Vera Lasimont. Per una combinazione quasi miracolosa, nessuno rimase ferito.
Non fu il primo crollo della Mole, una struttura voluta dalla comunità ebraica torinese che, dopo lo Statuto Albertino del 1848 e la concessione della libertà di culto, acquistò i terreni in quella che allora si chiamava “Contrada del Cannon d’Oro” (ora Via Montebello), per erigervi un nuovo tempio con annessa scuola. Il progetto originale prevedeva un edifico alto 47 metri, ma l’architetto Antonelli propose una serie di modifiche in corso sino ad elevare la costruzione a 113 metri. Ritardi nelle concessioni, allungamento dei tempi, costi progressivamente più elevati rallentarono i lavori, che nel 1869 furono interrotti a un’altezza di 70 metri, con copertura piatta provvisoria.
Un monumento incompiuto di tali proporzioni, in pieno centro, era un vulnus per la città e il Comune di Torino decise di intervenire: acquisita l’opera dalla comunità ebraica (in cambio di un indennizzo e della concessione di terreni in San Salvario, dove sorge l’attuale sinagoga), l’amministrazione si impegnò a completare il progetto e l’Antonelli riprese la direzione dei lavori nel 1873.
L’obiettivo era completare la Mole per l’Esposizione Universale del 1884, ma ulteriori modifiche progettuali volute dall’architetto, a cominciare da un “Genio Alato” a completamento della guglia, fecero aumentare l’altezza e slittare la data.
Solo nel 1889 (un anno dopo la morte dell’Antonelli) i lavori furono terminati, con un’altezza raggiunta di 167,35 metri, all’epoca la più elevata costruzione in muratura del mondo. La destinazione d’uso della Mole, decisa dal Comune, fu il Museo del Risorgimento.
Un primo incidente si ebbe l’11 agosto 1904, con la caduta del Genio Alato, che però rimase in bilico sul terrazzino sottostante e, nel 1906, fu sostituito con una stella a cinque punte in rame. Nel 1953 la nuova ferita, ben più devastante.
La ricostruzione fu rapida, in vista delle celebrazioni del centenario dell’Unità d’Italia: la nuova inaugurazione avvenne il 31 gennaio 1961, impreziosita da un sistema di illuminazione notturna realizzato dall’ingegner Guido Chiarelli. La destinazione d’uso fu invece un risultato più tardo: spostato il Museo del Risorgimento a Palazzo Carignano nel 1938, dopo decenni di sottoutilizzo come sede di mostre, la Mole fu scelta come sede del Museo Nazionale del Cinema solo alla fine del secolo scorso: dal 19 luglio 2000 ospita centinaia di migliaia di visitatori ogni anno.
