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#iosonotorino

di Guido Barosio

Quando Torino sa cosa fare

Torino, 26 marzo 2020

Tutte le volte che Torino è scesa in guerra ha sempre saputo cosa fare. Noi siamo nati come accampamento militare e, dall’epopea sabauda, non siamo mai stati invasi da nessuno. Anche gli inglesi, direte voi, ma quelli ce lo spiegano ogni giorno sventolando il marketing dell’invincibilità. Noi invece non ce lo diciamo neanche tra di noi, lo sappiamo e basta perché abbiamo sempre saputo cosa fare. Lo scenario di oggi ci obbliga alla residenza forzata, e ci siamo adeguati senza tante storie. Ora, certo, c’è chi non ha rispettato in pieno le disposizioni, abbiamo avuto qualche trasgressore, ma tutto sta sostanzialmente andando come deve andare. E, a proposito di civiltà metropolitana, vi indirizzo ai video che arrivano da Parigi. Nella magnifica capitale dei francesi, che sovente ama impartirci lezioni e sorride degli italiani indisciplinati, la polizia è intervenuta a più riprese per rimandare la gente a casa, per sgombrare gli assembramenti, per tamponare gli assalti ai supermercati.

Noi aspettiamo con fiducia, e inevitabile paura che però viviamo con pudore, la fine dell’emergenza, il ritorno a una Torino non più osservata solo dalla finestra

Mentre noi aspettiamo con fiducia, e inevitabile paura che però viviamo con pudore, la fine dell’emergenza, il ritorno a una Torino non più osservata solo dalla finestra. Dove l’animo militare dei torinesi risplende con tenacia è nei nostri ospedali. Ieri ho chiesto ad un medico che mi è particolarmente caro se alle Molinette si parlasse dell’epidemia, se si facessero previsioni. Lo risposta è stata eloquente: “No, parliamo solo di turni e di organizzazione. Poi ci dedichiamo ai malati, testa bassa e lavorare, per dieci ore, anche di più, fino alla fine del turno”. Ecco, i nostri dottori sono come i soldati piemontesi che, nel 1747,  respinsero i francesi sul colle dell’Assietta. Il nemico era due volte superiore, ma l’esercito sabaudo non si mosse di un passo. Nessuno di quei soldati si chiese il perché, tenne duro e salvò la città.

Perché Torino sa sempre cosa fare.