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#iosonotorino

di Guido Barosio

Torino e il suo santuario

Torino, 31 marzo 2020

Ci sono piccole storie indimenticabili che legano i luoghi alle persone. Era il venerdì santo del 1996 e, per regioni del tutto casuali, mi fermai in auto davanti a quella grande chiesa dominata dalla sua colonna. La sensazione fu di bellezza, ma di una bellezza di un’altra dimensione: rari passanti, sole e cielo terso, una brezza lieve, quel portale aperto che mi ricordò subito Guccini e il suo: “Le chiese aperte mostrano in viola che Cristo è morto…”. La radio, ancora accesa, trasmetteva uno spettacolo teatrale (il suo ultimo) di Marcello Mastroianni, dove il protagonista invecchiava dolcemente accompagnato da tre personaggi di fantasia: Qui, Quo e Qua. L’invenzione formidabile di un autore che non ricordo. Tutto insieme interruppe lo scorrere dei minuti e l’amore per quel Santuario nacque lì. Non avrei certo immaginato che, diversi anni dopo, quella casa di fronte alla quale avevo parcheggiato sarebbe diventata la mia. E lo è tuttora.

Svegliarsi ed addormentarsi con la Consolata negli occhi crea un rapporto di prossimità del tutto particolare, intimo e domestico, affettuoso e dialogante

Ora, svegliarsi ed addormentarsi con la Consolata negli occhi crea un rapporto di prossimità del tutto particolare, intimo e domestico, affettuoso e dialogante, certamente diverso rispetto a quello dei fedeli che ci vengono apposta. Così alla storia, alla formidabile storia di quel Santuario, ci penso solo ogni tanto. “…Ut enarremuniversa mirabilia tua Virgo Consolatrix!”, si legge sul frontespizio di un libretto del 1940 che ho tra le mani. E tra le ‘mirabilia’ ne voglio ricordare tre: la fondazione da parte di San Massimo (primo vescovo di Torino)  nel V secolo; la celebrazione della vittoria sui francesi – 8 settembre 1706 – da parte di Vittorio Amedeo II, quando i vessilli dell’esercito sconfitto furono esposti nel Santuario; l’edificazione della colonna votiva sormontata dalla statua della Vergine nel 1837, formidabile gesto di devozione dopo l’epidemia di colera. In questi giorni ho voluto aggiungere un piccolo gesto, semplice e personale, a questa storia che intreccia fede e vicende metropolitane da oltre 1500 anni. Verso sera, ogni sera, scatto una foto, sempre diversa, del Santuario e la posto con poche parole sul mio profilo Facebook. Lo farò fino al termine di questa dolorosa esperienza per la mia città. E chiedo, a chi vuole, di darmi un segnale.

Sinora lo avete fatto in 4000, con più di 700 commenti e tante condivisioni. Io non ho alcun merito, è a Lei che volete un gran bene, a me non resta che ricordaglielo ogni giorno.