News

  • David Lembo: dobbiamo erotizzare nuovamente il futuro - Leggi tutto
  • Gianni Belletti: una maggiore integrazione tra sanità pubblica e privata - Leggi tutto
  • Francesco Caputo Nassetti: investire in sapere è sapere investire - Leggi tutto
  • Stefano Geuna: un ruolo centrale dell'Università nella Torino del futuro - Leggi tutto
  • Gianluigi De Marchi: le mie proposte per il settore finanziario - Leggi tutto
  • Walter Rolfo: bisogna reagire e cogliere il cambiamento - Leggi tutto

Sentenze granata

di Gian Paolo Ormezzano

Il Toro e i miei portieri

Torino, autunno 2019

Al di là di storia, preistoria e fantastoria, ho sei portieri del Toro che sono particolarmente miei, li snido nel ricordo speciale per questo articolo ad hoc: Alfredo Bodoira anni Trenta e Quaranta, Valerio Bacigalupo anni Quaranta, Lido Vieri anni Sessanta, Luciano Castellini anni Settanta, Luca Marchegiani anni Novanta e, adesso, per l’avvio del terzo millennio, Salvatore Sirigu. Non so se siano stati i migliori, so che un portiere ha bisogno anche di fortuna, e dunque ogni giudizio umano è difficile e presuntuoso. So che ci sono stati altri grandi portieri granata: Giovanni Galli e Giuliano Terraneo e Luca Bucci e Franco Tancredi e Stefano Sorrentino, tanto per fare alcuni grossi nomi, ma quei sei per me hanno vita speciale. Bodoira aveva giocato, anni Trenta, nella Juventus e mio papà, che mi ha fatto granata, mi insegnava che non voleva dir nulla, quando uno gioca nel Toro e Toro e basta: fu così anche per un altro portiere ‘bisex’, Giuseppe Romano. Bacigalupo è uno che, se non sapete chi è, cosa è, siete povere persone.

Ho sei portieri del Toro che sono particolarmente miei, li snido nel ricordo speciale per questo articolo ad hoc: Alfredo Bodoira anni Trenta e Quaranta, Valerio Bacigalupo anni Quaranta, Lido Vieri anni Sessanta, Luciano Castellini anni Settanta, Luca Marchegiani anni Novanta e, adesso, per l’avvio del terzo millennio, Salvatore Sirigu

A Superga hanno trovato il suo portafoglio bruciacchiato, c’era la foto con dedica di Sentimenti IV della Juventus, quello che aveva giocato in porta dietro a dieci del Toro in Nazionale a Torino contro l’Ungheria, vietando l’en plein, eppure era rimasto suo idolo. Lido Vieri in concorso con Aldo Agroppi ha convinto il giovane giornalista che ero a passare un po’ delle sue striminzite ferie a Piombino, città frequentata da loro nativi e dai fumi siderurgici della Magona, non il meglio ma ero felice. E poi Lido mi ha sempre affascinato, pacato e ironico, strabello come un attore francese presto fascinosamente anziano: lo presentavo a un’amica e avevo giusta paura che lei decidesse che io ero uno scartino. E in più parava eccome. Luciano Castellini è quello dello scudetto 1976. Aveva i valori fisiologici dei grandi scandinavi dello sci di fondo, amava i cavalli e i ciclisti, era un grande portiere di modi rurali, a casa si è portato la traversa di una porta del Filadelfia. Luca Marchegiani è stato un successore di modi cittadini, impeccabile di camicia e cravatta, di fronte a un celebre albergo di Roma-Parioli, lui emigrato, in poche parole mi ha intriso di amor suo eterno per il Toro. Poi ci sono due ‘extra’ speciali.

Claudio Garella di San Mauro Torinese, città delle fragole, glorioso anche di scudetti con Napoli e Lazio e Sampdoria, è devoto alla maglia di portiere granata, messa per appena sette minuti e poi reliquia fissa sotto il cuscino. Alberto Fontana, Jimmy come il cantante amato, è nato con i pulcini della Juve, si è redento, e rimasto sempre Toro non solo nel Torino ma anche errabondo in tante squadre. Era il classico portiere numero 2 sempre pronto alla chiamata e un grande giornalista, Marco Mathieu, fermato da un incidente come quello che ha ‘concluso’ Michael Schumacher, gli ha dedicato un libro intitolato appunto ‘Il portiere di riserva’. Due parole ancora su Bepi Moro, vigile urbano a Treviso, azzurro arrivato da Bari subito dopo Superga. Era immenso di classe e piccino di organizzazione di vita, eseguiva grandi parate e pativa lacune sospette, si è autodistrutto in modi ora banali ora sofisticati. C’è stato anche un portiere con un dito in meno di una mano, quello con la moglie manager impicciona ma in gamba, lei come lui, quello su cui Lido Vieri divenuto istruttore speciale dei suoi eredi nel Toro giurava e però non ha sfondato. C’è stato Joe Hart arrivato in crisi esistenzialportierosa dal Manchester City, titolare nella Nazionale d’Inghilterra, al Toro meteora per illuminazioni saltuarie, e anche Jean Francois Gillet, illustre belga di fin troppa esperienza. Ci è mancato uno Zoff, sarebbero stati altri scudetti, magari sino alla noia.