Torino, Estate 2023
Guardo il foglio bianco su cui ho scritto due lettere: AI. Da quasi due anni faccio ridere ma anche tremare le persone che vengono a teatro a vedere Greenminds, lo spettacolo in cui parlo proprio di lei, l’Intelligenza Artificiale. Come artista non entro in competizione, non mi sento minacciata, semmai la sfrutto per velocizzare il mio lavoro e reperire in fretta megabyte carichi di informazioni per scrivere romanzi o storie destinate a diventare altri spettacoli… Poi verifico, approfondisco, ne cestino tre quarti perché inutili o imprecise o fake assolute. Continuo a sentirmi padrona, creatrice e superiore all’AI: mai potrà eguagliare la nostra imprevedibilità e la raffinatezza dei nostri sensi. Può fare tutto, ma tutto per finta. Ogni sua azione, reazione, creazione è determinata, i suoi collegamenti possono sembrare salti mentali o voli pindarici ma sono solo il risultato di un numero di combinazioni possibili… e non proverà mai il brivido del vero imprevisto dovuto a un impulso animalesco, un desiderio, un fremito, o all’istinto di sopravvivenza. Per lei, tutto è solo concettuale e la sua capacità di simulare, come la sua emotività posticcia, la smascherano e la mostrano per ciò che è realmente: l’Intelligenza Artificiale è tiepida. Noi esseri umani, anche se imperfetti e abituati a usare solo una piccola percentuale della nostra Intelligenza Naturale, siamo bollenti. Persino chi si abbandona alla noia o al “richiamo del malcontento e del malumore” sa bene, intimamente, visceralmente, che la tiepidezza non fa per noi. Eventualmente, a tratti e con qualcuno possiamo decidere di essere glaciali, ma tiepidi mai.
Sbam! La mia bambina spalanca una finestra nella mia testa
Tutto chiaro, quindi: non dobbiamo temere l’AI, mi dico senza staccare gli occhi dal foglio su cui campeggia la scritta. «Rifletti sugli Amori Impossibili, mamma?» Sbam! La mia bambina spalanca una finestra nella mia testa. Lo fa spesso, così, con un soffio lieve. Le stesse due lettere possono condurci a universi davvero differenti: Artificial Intelligence o Amori Impossibili… Apro le persiane impolverate, da un po’ di tempo non mi affacciavo qui. Cado all’indietro, dentro a me stessa, catapultata nella vertigine dei miei amori passati. Sono improvvisamente un’ombra sottile in un oceano di sensazioni. Galleggio tra storie d’amore vissute, quelle infinite, quelle finite per sempre, ma anche quelle mai iniziate, che ho solo sognato o avrei desiderato. Ogni tanto bevo un sorso di quell’acqua che ha dissetato il mio cuore, o lo ha inciso, o arabescato. Non lo ricordavo così precisamente, lo fisso un istante: il mio cuore è un paesaggio mozzafiato, con vette e precipizi illuminati dai colori di albe e tramonti struggenti. Poco distante, c’è un lago che sembra un mare per quanto è vasto, si ritirano lì gli Amori Impossibili, tra i quali sorridono malinconici anche quelli perduti, i non corrisposti, quelli mai sbocciati… «Mamma, stai bene?». Torno in superficie, guardo mia figlia: il profumo del suo cuore appena schiuso mi rasserena. «Ho fatto un salto dagli Amori Impossibili, cucciola». «Sono tristi?». «Un po’, a volte. Ma noi abbiamo il potere di trasformarli e renderli poetici e immortali…». «Mi piace pensare che abbia ragione chi dice che nulla è impossibile». «Sono d’accordo, piccola, alcune cose semplicemente non accadono, o non si avverano al momento giusto». «A cosa pensavi in realtà, prima che ti interrompessi?». «Che IA batte AI… ». La mia bambina ride. «È un indovinello o uno scioglilingua? Cosa vuol dire, mamma?». «Che l’Artificial Intelligence non sa cosa vuol dire Io Amo».
