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#iosonotorino

di Luca Asvisio

Luca Asvisio: basta polemiche. Apriamoci alle contaminazioni

«Sembra incredibile pensare che dal panorama internazionale non si guardi più all’Italia – e nel nostro specifico caso a Torino – come alla culla di alcune delle più importanti iniziative imprenditoriali del mondo. Viene naturale chiedersi come si sia potuta perdere quella supremazia, anche culturale, che ci aveva portato a sedere nei più importanti consessi mondiali. È solo un problema di classe dirigente, o anche noi abbiamo bisogno di qualcuno che ci ricordi che non sempre la via più breve è quella giusta?

È venuto il momento di chiudere con le lamentele sterili e di aprirsi alle contaminazioni del futuro, abbracciando un cambiamento che deve arrivare dall'impegno di tutti, ma in particolare dai corpi intermedi

Per pretendere governanti e politici competenti e illuminati, proviamo anche noi a meritarceli, mettendo quell’intelligenza emotiva che contraddistingue il nostro popolo a disposizione dell’interesse comune e non del salto della coda.

Questo cambiamento deve arrivare dall’impegno di tutti, ma in particolare può arrivare dai corpi intermedi, liberi di non dover seguire i venti elettorali e dotati di specifiche professionalità. Questa pandemia può essere l’occasione. Innanzitutto, per smettere di lamentarsi e criticare sterilmente chi prova a fare, esponendosi. E poi per ribellarsi, ovviamente in maniera garbata, da colletti bianchi, e provare a cambiare il verso. Tutto ciò può nascere, perché no, da Torino.

Facciamo sistema, facciamo rete: istituzioni pubbliche e private, imprese, professioni, atenei. Incoraggiamo questo Paese a muoversi, così come lo mossero 40mila corpi intermedi 40 anni fa, in un contesto altrettanto grigio e difficile. Modificando il canonico epiteto di ‘bôgia nen’, di persone che non si muovono, proviamo insieme a sostenere: “Avanti Savoia! Da si a venta bugiese” (da qui dobbiamo muoverci)».

 

 

Luca Asvisio

55 anni, è commercialista non per vocazione ma per empatia con il suo primo maestro, Alberto Dondona, che lo fece ricredere sul valore della professione. È presidente pro tempore dell’ODCEC – Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili di Torino, nuovamente non per vocazione ma per aver respirato la contagiante euforia del suo secondo maestro, Aldo Milanese, fiero paladino del Modello Torino. È innamorato dell’eleganza e della competenza della città in ogni ambito culturale ed economico, anche se reputa Torino troppo chiusa per non perdere le proprie lodevoli iniziative. Inguaribile tifoso granata per genesi familiare – con un padre che lo riportò a spalle da Superga, dopo i festeggiamenti per l’ultimo (ahinoi!) scudetto granata – è presidente della Fondazione Filadelfia, il tempio di un calcio che forse non c’è più, strappato alle erbacce e all’oblio per onorare le gesta degli Invincibili, e ricordare che «Torino è stata e resterà granata».

 

 

Torino Magazine Speciale 2020.

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