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#iosonotorino

di Paolo Turati

Arriva maggio, ma senza ‘Giro’

Torino, 28 aprile 2020

In una condizione normale gli appassionati del pedale starebbero contando i giorni. Invece quest’anno il Giro d’Italia, con le due tappe piemontesi che arrivano ad Asti – per poi ripartire da Alba alla volta di Sestriere – si svolgerà ad Ottobre, ben che vada. Torino e il Piemonte sportivi posseggono da sempre e in modo preponderante nel loro DNA il dualismo Toro-Juve, ma anche le due ruote hanno trovato storicamente sul territorio innumerevoli protagonisti ed appassionati. Basta salire lungo lo strappo di Superga nei momenti prima che passino i corridori che si contendono la più antica corsa italiana, la Milano-Torino, per ‘avvertire’ nel pubblico la cifra di questa passione.

Basta salire lungo lo strappo di Superga nei momenti prima che passino i corridori che si contendono la più antica corsa italiana, la Milano-Torino, per ‘avvertire’ nel pubblico la cifra di questa passione.

Dei fuoriclasse storici delle due ruote piemontesi è nota l’immensa classe e non c’è da aggiungere altro se non i fulgidi nomi: Giovanni Gerbi, il ‘Diavolo rosso’ di Asti, Costante Girardengo di Novi Ligure e, ovviamente, il sommo Fausto Coppi di Castellania, il cui fratello Serse morì per una caduta nella zona di Corso Casale nel 1951 proprio durante la Milano-Torino che allora terminava al Motovelodromo. Quanto al Dopoguerra, fra i corridori Torinesi, non si può non ricordare il ‘Cit’ Nino Defilippis, capace di imprese importanti sia nel Ciclismo del Dopoguerra che nell’imprenditoria alimentare torinese degli anni dopo il Boom. A molti dei più giovani dirà poco il nome di Angelo Conterno, ma i suoi successi furono di grande rilievo: fra questi spicca la Vittoria alla ‘Vuelta’ nel 1956, primo italiano a riuscire a portare la Maglia Amarillo della corsa a tappe spagnola fino al trionfo finale. E che dire di Italo Zilioli, il divino scalatore che, se non avesse incontrato sulla sua strada i tanti mostri sacri spuntati tutti assieme negli anni Sessanta e Settanta, vanterebbe un palmarès ancor più ricco di quello che può in ogni caso vantare. Canavesano di Nole, Franco Balmamion, vinse invece di due ‘Giri’ consecutivi nel 1962 e 1963.

Non cito i tanti altri corridori ciclisti torinesi e piemontesi i quali nel corso del tempo hanno onorato, con la loro fatica, una passione che solo chi la pratica sul serio sa come diventi spesso Religione – se non gli attuali ‘campioncini’ con un grande futuro Fabio Felline e Diego Rosa, con i migliori auspici per la loro carriera. Mi pare doveroso dedicare anche qualche parola ai telaisti torinesi, da Boeris e Capella a Sannino, che, in verità, non sono però mai riusciti ad imporsi rispetto ai concorrenti lombardi e veneti, come Colnago, De Rosa, Pinarello. Chiudo con una menzione speciale: Gianni Savio, talent scout di grandissimi campioni (il più recente è Egan Bernal), team manager ancora in pieno sulla breccia (oggi della ‘Androni Giocattoli Sidermec’) e commissario tecnico della squadra nazionale venezuelana.