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#iosonotorino

di Tommaso Cenni

Non ho mai saputo fare le rovesciate

Torino, 3 aprile 2020

Quando hai poche risposte ti fai domande strane. In più, oltre al dramma che attraversa il paese, mi trovo da un po’ di tempo fuori da quella fase in cui credi di sapere tutto, e cominci a elaborare svariati dubbi sulle vicende del mondo. Quanto possiamo essere volubili e quanto possiamo essere nostalgici? In una condizione normale ma quella attuale è tutt’altro che normale, desideriamo ciò che non abbiamo, sottovalutiamo ciò che possediamo. Detta banale: ai bei tempi uscivamo tutte le sere e ci dicevamo che forse saremmo potuti stare a casa ogni tanto. Ora non esco di casa da quella che mi sembra una vita e andare a comprare il giornale profuma di libertà quanto una rovesciata di Pelé.  Non è tanto il non uscire quanto il non poter decidere di uscire. La mancanza di libertà ci stritola.

Ora non esco di casa da quella che mi sembra una vita e andare a comprare il giornale profuma di libertà quanto una rovesciata di Pelé.

Non possiamo uscire per cose che reputiamo importanti, tipo andare a dire a quella ragazza che abbiamo fatto un casino ma adesso sistemiamo tutto. Non possiamo andarcene a zonzo sul lungo Po per il piacere di fare nulla. Non possiamo neanche andare a vedere i ragazzini che al parco giocano a pallone. Cose che onestamente non pensavamo ci sarebbero mai particolarmente mancate. E invece cavolo se ci mancano. Come le partite sul cemento con le felpe a fare i pali, o certi ritorni a piedi di notte dal centro quando non guidavamo ancora, oppure come quelle sere che non sai che fare e vai in Liguria a mettere i piedi a puccio in acqua; senti la sabbia fredda e poi sali in macchina che sono le due di notte e tra te e Torino ci sono centocinquanta chilometri.

Ecco, anche dove non ce la saremmo mai immaginata ci troviamo questa maledetta nostalgia, nostalgia canaglia. Tranne che per le rovesciate, quelle io non le ho mai sapute fare.