«Hai mai letto i racconti dei settimanali femminili, quelli scritti da quelle donne là? Loro sì che sanno raccontare, accidenti se sanno raccontare», questo scrive Roberto Bazlen. Io vorrei essere una di quelle donne là perché ho le idee molto chiare ma tra il pensiero e la scrittura non sempre sussiste una connessione concreta. Però già che ci sono ci provo e spero che alla fine ne esca qualcosa di buono.
Sono vissuta in una famiglia composta principalmente da donne, tutte molto belle e sofisticate. Da piccola passavo il tempo a guardarle mentre si truccavano o mentre sceglievano come vestirsi: per andare a fare la spesa, per un tè con le amiche, al ristorante, a una festa importante, la domenica a messa o semplicemente per rimanere a casa a occuparsi dei figli. «Ogni occasione ha regole precise nel vestire», era solita dire mia nonna e poi con il passare degli anni le regole sono cambiate.
Da piccola passavo il tempo a guardarle mentre si truccavano o mentre sceglievano come vestirsi
Negli anni ’70 arriva il pantalone a zampa, la maxi gonna in jeans, il gilet in crochet, la minigonna, la zeppa, l’occhiale da sole esagerato e i colori sgargianti. Poi gli anni ’80 con il tailleur dalle mitiche spalline (tipo giocatori di football americano), il fuseaux indossato da Jane Fonda con gli scaldamuscoli, l’abito in tulle, in pizzo o glitterato e il maglioncino sulle spalle (Sapore di mare docet). Gli anni ’90? La T-shirt bianca, il top senza spalline, il mom jeans (a vita alta) e il mini abito a fiori come quello che indossavano le protagoniste di Beverly Hills 90210. Epoche diverse ma con stili riconoscibili.
E oggi? Oggi forse non esiste uno stile vero e proprio, ognuno è libero di indossare quello che vuole con un unico obiettivo: stupire, stupire a ogni costo indossando abiti che non valorizzano chi li porta, anzi spesso sono addirittura penalizzanti.
Qualche esempio. Top cropped (praticamente un reggiseno), minigonne (mini minigonne), paillettes ovunque anche sulle mutandine (sai che dolore), abiti cut (con manuale di istruzione per indossarli perché si potrebbe rischiare di rimanere intrappolati nei cut…), costumi da bagno con slip modello “filo interdentale” (sicuramente creati da un torturatore seriale), biancheria intima indossata sopra gli abiti (ma non dovrebbe essere intima?), tacchi altissimi con plateau degni delle più famose drag queen (ottimi se siete RuPaul…).
Che cosa è successo all’eleganza? È stata rapita da piccoli alieni e trasportata a Moron Mountain? Less is more è un sentimento che trae ispirazione dallo stile di due grandi icone, Audrey e Jackie, e che proverà a riesumare le regole auree del buongusto.
Ovviamente sarà solo il mio punto di vista: potete condividerlo… ma anche no.
