«Eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare », “Re” Giorgio Armani. Ho una passione carnale per l’alta moda, colpa di una zia – madrina senza il minimo istinto alla moderazione che mi portava alle sfilate di Parigi: e io come Alice nel Paese delle Meraviglie. Per i miei 14 anni, il regalo più memorabile: Cannes durante il Festival del Cinema, per assistere dal vivo ai red carpet.
Ho desiderato moltissimo percorrere quel tappeto rosso e mi sono immaginata tutto nei minimi dettagli. Il vestito: una creazione di Hubert de Givenchy in stile Sabrina/Audrey Hepburn. Le scarpe: scintillanti, ovviamente Rene Caovilla. Trucco e parrucco: impeccabili. Gioielli: Van Cleef & Arpels, ça va sans dire.
Il sogno però è rimasto nel cassetto. Così ho sviluppato una vera fissa: i bambini aspettavano Babbo Natale, io i red carpet del mondo, dalla cerimonia degli Oscar al Met Gala. Davanti alla televisione, armata di popcorn, guardavo attrici e attori, e distribuivo giudizi sugli outfit secondo due categorie: capolavori e disastri.
Podio capolavori: Medaglia di bronzo a Julia Roberts in Valentino (2001). Abito in velluto e raso bianco e nero, un Valentino vintage che la Roberts sceglie per il suo primo Oscar con Erin Brockovich. Un outfit che non dimenticherò mai: un classico del Maestro, destinato a restare intramontabile per il prossimo millennio e oltre.
I bambini aspettavano Babbo Natale, io i red carpet del mondo
Medaglia d’argento a Lupita Nyong’o in Prada (2014). Una creazione in chiffon di seta plissettata, un abito da principessa delle fiabe in un azzurro incredibile che si armonizza alla perfezione con la sua pelle ebano. Con la coroncina in testa entra di diritto nell’Olimpo delle regine dell’alta moda.
Medaglia d’oro a Nicole Kidman in John Galliano per Christian Dior Couture (1997). L’abito color chartreuse, di ispirazione orientale, con il corpetto ricamato, le slingback blu satinate ai piedi e una borsetta in stile chinoiserie, creano un look iconico. Un riferimento per tutte, una vera star.
Podio disastri: Medaglia di bronzo a Cher in Bob Mackie (1986). Un abito di lustrini e piume, copricapo Mohawk, più costume da showgirl che look da attrice “seria”. Viene introdotta da Jane Fonda che avverte la platea di prepararsi allo spettacolo; Cher replica di aver letto con cura il manuale su come si deve vestire un’attrice rispettabile. A me Cher piace moltissimo, ma quel look si prende un bel 4+ (il + per l’audacia).
Medaglia d’argento a Demi Moore in una sua creazione (1989). Si presenta alla cerimonia degli Oscar con un paio di ciclisti, un bustier e una gonna damascata aperta davanti. Un look decisamente tragico e svilente. Mi ha lasciata senza parole, e non in senso positivo.
Medaglia d’oro a Björk in Marjan Pejoski (2001). La cantante islandese si presenta vestita da cigno e depone un uovo sul red carpet. È stato un momento indimenticabile per tutti, un’immagine entrata di forza nel mio bagaglio culturale che ho cercato in tutti i modi di cancellare. Un dubbio mi tormenta: a Björk questo look sarà piaciuto davvero o ancora oggi è uno dei suoi peggiori incubi? Di certo lo è per me.
Questi, nel bene e nel male, sono abiti che si fanno ricordare, diversamente da molte influencer e modelle vestite praticamente in mutande e reggiseno… Certo, si fanno notare, ma se mi chiedete chi sono e come si chiamano, temo di averlo già dimenticato.
Che lo stile sia con voi.
