«È l’abito che deve adattarsi al corpo della donna, non il corpo che deve adattarsi alla forma dell’abito» Hubert de Givenchy.
Nella mia stramba famiglia l’eleganza non è mai stata un optional: era insegnamento. Fin da piccola indossavo solo abiti su misura, un privilegio garantito dai miei nonni, veri custodi di un’estetica oggi smarrita.
Nonno Vincenzo, lato materno, lavorava in un’industria tessile che produceva tessuti pregiati. Ogni tre mesi riceveva un pacco dono con scampoli di velluto, seta, raso, pizzo e voile, in tutti i colori dell’arcobaleno, i miei preferiti. Io portavo tutto a nonno Angelo, lato paterno, sarto nel secondo dopoguerra, quando ago e filo erano considerati affari da donna e lui, con mani miracolose, trasformava quelle stoffe in abiti degni di questo nome.
Il lavoro del sarto era un atto d’amore: prendere le misure delle clienti per creare un capo capace di esaltare il corpo e mascherarne i difetti. Donne vere, con forme vere: girovita generosi o timidi, gambe corte o chilometriche, braccia esili o muscolose, fianchi larghi o stretti. Gli abiti non combattevano il corpo, lo accarezzavano.
Oggi succede esattamente il contrario. Le sarte – quelle rimaste – si limitano a fare orli, accorciare maniche o rattoppare jeans rovinati, perché nessuno ha più voglia di farsi fare un abito su misura. I vestiti si comprano: se va bene in negozio, più spesso online, con consegna garantita il giorno dopo e tutti fatti con lo stampino. Cambiano i tempi, cambiano le donne e, soprattutto, cambiano i modelli di riferimento.
Un tempo la donna più bella del mondo era Marilyn Monroe: imperfetta, morbida, con una pancia vera. Sensuale senza sforzo, splendida senza silicone. Oggi, il modello estetico è patrocinio del clan Kardashian. E così mi ritrovo circondata da donne, tutte conformi alle originali, con seni grandi come mammelle di mucche gravide e sederi così vasti da avere un codice di avviamento postale, strizzate in abiti le cui cuciture chiedono pietà.
Il paradosso? Kim Kardashian si è fatta prestare l’abito che Marilyn indossò per il compleanno del Presidente Kennedy, un vestito che ancora oggi accende fantasie e immaginari. Peccato che Kim non sia Marilyn e che, addosso a lei, quello stesso abito sembri una pessima imitazione acquistata su Temu.
Less is more vale anche per il silicone… che lo stile sia con voi.
