Altra stagione, altro giro di segnalazioni di interessanti nuove aperture food in città; alcune più recenti, altre meno… Tutte comunque spunti utili a discutere, scegliere un posto nuovo in cui recarsi per mangiare o anche solo per essere aggiornati e fare bella figura con gli amici. Checché se ne dica, l’ecosistema gastronomico torinese è in movimento, anzi in fermento. Tra pollo, ramen, pizze, pesce e pasta con le sarde, ecco le novità dell’autunno gastronomico torinese.
Chakramen (via XX settembre, 11)
Ha aperto appiccicato al cinema Reposi un locale figlio di una bella idea di franchising in stile nipponico. Ci sono colori sgargianti (un rosa che lo vedi da via Roma), tanto amore per manga e anime, un menù abbastanza intuitivo. Noi abbiamo assaggiato vari bao (con manzo e anatra) e un paio di ramen: niente fuochi d’artificio sia chiaro, ma tutto fatto bene e al prezzo giusto. Ha avuto un bel successo dal giorno zero, ha una ruota della fortuna per vincere premi e tanti piccoli escamotage che se accetti il “patto narrativo” divertono. Non ce l’aspettavamo, e invece ci ha piacevolmente stupito.
KFC (corso Vittorio Emanuele II, 52)
Un’apertura, una provocazione, un argomento di discussione. Anche perché hanno raccontato questa apertura in modo un po’ ambiguo, dichiarandola “al posto” dello storicissimo Cinecafè Ambrosio (uno dei luoghi in cui è nato il cinema italiano), ma è vero solo in parte. Da ciò che si è capito l’Ambrosio ridimensiona i propri spazi in virtù del re globale del pollo fritto, ovvero la catena americana KFC, ma ovviamente continua la propria lunga storia. Da amanti del cinema, quando ci levano anche solo due poltrone ci vengono già i brividini, ma non ci addentriamo troppo nella questione… Segnaliamo però il terzo KFC cittadino, e il fatto che brand mondiali scelgano sempre di più Torino.
Wemà (via Fortunato 4/E)
Dopo aver conquistato i torinesi in via Bogino, Wemà ha raddoppiato con un secondo punto in via Fortunato. Citando un celebre film con Ben Stiller: «Va un casino quest’anno», e non è facile riuscirci in un contesto torinese pieno (forse saturo) di pizzerie. Il bello di Wemà (e lo hanno scritto anche i colleghi di Dissapore in una bella recensione) è che vuole fare la “napoletana” ma fortunatamente non ci riesce. In parte ovvio, è una provocazione, però è vero: la pizza di Wemà è buona, non eccessiva, non “integralista”, un po’ tipica e un po’ moderna, e alla fine funziona, è buona e (quasi) per tutti. Bravi.
Maison Capriccioli (via San Domenico, 40)
Se ci pensate uno dei grandi “difetti” della città è che non ci sono poi tutti questi ristoranti in cui andare a mangiare il pesce in modo un po’ “elevato”. Certo ci sono, ma quanti saranno, cinque o sei? In una città che ha di tutto e in quantità, da un punto di vista food, questa è un po’ una mancanza. Hanno provato a “rimediare” Christian Mandura (chef stellato di Unforgettable) e Andrea Turchi, chef resident del nuovo Maison Capriccioli. Cos’è? Un ristorante di mare d’alta gamma, con l’estro di chef Turchi (giovane e bravo) e due menù degustazione (da 70 e 90 euro). Il tempo sarà giudice, ma le premesse sono ottime.
Buatta (via Stampatori 6)
Ultimo flash dedicato alla prossima apertura di Buatta (già al Mercato centrale) che secondo rumors dovrebbe aprire un nuovo punto cittadino in via Stampatori, al posto di Sestogusto (che mantiene però il presidio di via Mazzini). Cosa dovrebbe portare Buatta? Tutto il suo repertorio di cucina “popolana” palermitana: sfincione, pasta con le sarde, pesce apparecchiato, trippa cunsata e altro. I prezzi dovrebbero essere in linea con ciò che abbiamo visto a Porta Palazzo, quindi non ci resta che aspettare notizie sulla data di apertura…
