Torino, Speciale 2023
Il 24 gennaio 2003, alle 8 e 30 del mattino, la storia di Torino cambiava per sempre. Un’altra volta. Come era già accaduto per la morte di Camillo Benso Conte di Cavour, nel 1861, e per la tragedia del Grande Torino, nel 1949. Perché ci sono vite che, terminando, determinano un segno di discontinuità con il passato. Forte, deciso, senza la possibilità di tornare indietro. Ma per i torinesi – in tutte e tre le circostanze – fu il repentino senso di mancanza a prevalere. Cavour era il Piemonte che aveva conquistato l’Italia, unificandola, indipendente, per la prima volta dopo Roma antica; il Grande Torino era il calcio dei sogni e delle speranze possibili, formidabile e identitario, dopo il conflitto mondiale; Gianni Agnelli era un sovrano contemporaneo e coraggioso, un “padrone” che non avrebbe mai rinunciato alla sua creatura, ma anche uomo colto ed elegante, amante del bel calcio e cultore dei piaceri della vita, talmente impattante che negli incontri intimidiva senza minimamente scomporsi, vincendo prima ancora di darlo a vedere.
L’Avvocato che abbiamo voluto raccontarvi è l’uomo che meglio rappresentò l’Italia e Torino nel XX secolo
Quando personaggi di questa levatura lasciano lo scenario, la città intera si ricompone, non espone divisioni, perché prevale il rispetto assoluto, il rimpianto per un tempo che si è arrestato, il timore per altre vicende, personaggi, opportunità e paure che ancora non conosciamo. Ma la vera sfida è anche l’autorevolezza della memoria. La città – essere vivente fatto di edifici, monumenti, narrazioni, cultura e culture, lavoro, sfide, risultati inattesi, obiettivi disattesi, ricerca tenace del proprio futuro – non può permettersi l’oblio per chi ne ha segnato, con tale autorevolezza, le proprie vicende storiche e individuali. Per noi di Torino Magazine “guardare avanti” è sempre stato un presupposto editoriale: il nuovo da interrogare, i protagonisti dei nostri successi, gli ospiti eccellenti che hanno contribuito a quel “Passion lives here” degli anni olimpici, gli eventi che hanno posto, ben visibile, la città nella mappa del mondo. Uno spirito metropolitano che si è concretizzato attraverso tante copertine ad incorniciare un volto, che, per noi, per tutti, è un simbolo, un protagonista che diventava “Torino”. In questo ventesimo anniversario che ci ricorda Gianni Agnelli, abbiamo voluto proporre un omaggio all’autorevolezza della memoria. In apertura vi ho citato Cavour e il Grande Torino, anche per loro la cover di Torino Magazine si è discostata dal presente e dal futuro, per celebrare il 1861 dell’Unità d’Italia e l’anniversario di Superga, con Valentino Mazzola. Oggi è la volta di Gianni Agnelli, ritratto in una stupenda immagine dei fotografi americani di Magnum, a lui tanto cari. E nei servizi celebrativi – affidati alla penna di Paolo Griseri e di Darwin Pastorin – altre immagini, sempre bellissime, di LaPresse, l’agenzia italiana alla quale era più legato. Ma niente rimpianti, necrologi e tristezze, l’Avvocato che abbiamo voluto raccontarvi è l’uomo che meglio rappresentò l’Italia e Torino nel XX secolo: imprenditore audace che per primo concepì “l’auto per tutti”, l’unico italiano rispettato (e anche temuto) in tutto il mondo, l’uomo che (ultimo dono) regalò le Olimpiadi a Torino, il re della sua Juventus, e ancora il velista, il bon vivant, il raffinato cultore dell’arte, con la sua collezione che ora appartiene alla città. Provate a raffrontarlo con gli imprenditori che l’hanno seguito, la sua statura li sovrasta; per cultura, preparazione, eleganza, genialità, stile. Fu l’ultimo interprete, rinascimentale, di un’era dove il denaro generava bellezza. Il Rothschild italiano. Cosa sarebbe stata Torino senza Gianni Agnelli? Non lo so, probabilmente “molto meno”, o forse no, perché avrebbe trovato altre occasioni di sviluppo, altrimenti sacrificate dalla civiltà industriale. Di certo sarebbe stata profondamente diversa, ma la storia non si fa con i se e con i ma. Così per noi l’autorevolezza della memoria non è solo un modo per ricordare o immaginare. È comprensione delle proprie radici, occasione per studiare e riflettere, tenace orgoglio per la propria storia.
