Torino, Autunno 2023
Una delle arterie principali del centro di Torino è via Cernaia, e ricorda la battaglia combattuta sul fiume omonimo il 16 agosto 1855 tra le truppe franco-piemontesi-ottomane e quelle russe. Siamo nell’ambito della guerra di Crimea, le forze della coalizione europea stanno stringendo d’assedio la piazzaforte russa di Sebastopoli e lo zar Alessandro II ordina di contrattaccare le forze nemiche, prima che gli assedianti siano raggiunti da ulteriori rinforzi. Di qui lo scontro al quale partecipa il contingente inviato da Vittorio Emanuele II e da Cavour per inserire il Regno di Sardegna nei nuovi equilibri della politica internazionale: le truppe della coalizione antirussa hanno la meglio e la sconfitta segna di fatto la sorte di Sebastopoli e della guerra. La battaglia del 16 agosto è l’unico episodio significativo del contributo sardo-piemontese all’impresa: attraversato da un’epidemia di colera, il contingente comandato dal generale Alessandro La Marmora subisce numerose perdite, a partire dallo stesso generale, e rientra nella Penisola a ranghi ridotti.
E così nasce l’idea di “Cernaia”: una traslitterazione con cambio vocalico e spostamento dell’accento tonico
La guerra di Crimea è tuttavia una pagina fondamentale nella storia del Risorgimento e come tale deve essere ospitata nella toponomastica della capitale, per fissarne la memoria: di qui la decisione di intitolare spazi a “Sebastopoli”, “Crimea”, “Lamarmora”. Per l’episodio più importante si pone tuttavia un ostacolo linguistico: il fiume che denominiamo “Cernaia” (un piccolo corso d’acqua, lungo appena 35 chilometri) in russo si chiama “Ciòrnaia rekà”, “fiume nero”, e in ucraino “Ciorna ricka”. Quando nel 1856, a Torino, vengono iniziati i lavori per un nuovo tratto di strada su terreni allora occupati dai resti della Cittadella, e tutti concordano nell’intitolarlo alla battaglia, si pone il problema della traduzione. Chiamare la strada “via Nera” appare malaugurante, per tutto ciò che di sinistro e di luttuoso il “nero” rappresenta nel simbolico della nostra cultura; ma ancor più imbarazzante risulterebbe una traslitterazione dal cirillico con la conseguente denominazione “via Ciòrnaia”, per ciò che il termine significa nel gergo piemontese (per chi non conosce il dialetto, indica l’organo sessuale femminile). Una delle principali vie cittadine dedicata alla “Ciòrnaia” avrebbe sapore dissacrante e scatenerebbe pruriti nella borghesia benpensante dell’epoca (e non solo di quell’epoca…). Qualcuno propone di ripiegare sulla data, “via 16 agosto”, ma a metà Ottocento i riferimenti al calendario non sono ancora frequenti. E così nasce l’idea di “Cernaia”: una traslitterazione con cambio vocalico e spostamento dell’accento tonico. Basta poco, in fondo: una parolaccia che avrebbe suscitato ilarità o indignazione, si trasforma così nella nobiltà di un nome improprio ma dal suono elegante, che penetra facilmente nell’immaginario collettivo.
