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#iosonotorino

di Walter Comello

Memorie di un tavolo di legno

Torino, 18 aprile 2020

Tra il Quadrilatero Romano e Porta Palazzo c’è una antica osteria che è lì da sempre. Intorno a lei le voci e i passi della storia e sul selciato della strada il rumore delle ruote di un carrozzone che va avanti da sé, con le regine, i suoi fanti e i suoi re. Nell’angolo vicino alla finestra, incorniciata da tendine impolverate dalla Prima Guerra Mondiale e un pannello fatto all’uncinetto, c’è un vecchio tavolo di legno. Sentirsi dare del vecchio però non gli piacerebbe, era arrivato dalle campagne del vercellese a fine ‘800 insieme a sacchi di riso che profumavano di mulino.

Ad ogni carta un commento, a volte una risata, spesso un’imprecazione a Dio per la buona sorte dell'avversario

Il riso era uno dei piatti forti dell’antica osteria, ancora oggi i fagioli e la cotica di maiale cuociono con lui fino ad attrarre dalla strada irresistibilmente i viandanti. Dopo essere stato liberato dai piatti vuoti e di quel riso non resta che un ricordo, il tavolo ascolta silenzioso i discorsi dei giocatori, sente scivolare sulla sua superficie il vetro dei bicchieri e delle bottiglie. Accoglie d’abitudine le gocce di vino versate per la fretta o dalla distrazione, ne sente l’aspro odore e aspetta la prossima carta. Ad ogni carta un commento, a volte una risata, spesso un’imprecazione a Dio per la buona sorte dell’avversario. Una partita a quattro, dove il sette bello è la carta più ambita, per lui si è disposti al peccato e all’inferno. Mani, tante mani, il tavolo riconosce le persone che gli sono sedute intorno dalle mani.

Mani di artigiani, di contadini, di soldati, mani pesanti, segnate, ruvide, a volte sporche. Maniche di giacche sgualcite o con bottoni dorati, divise con aquile o croci luccicanti, a volte una di queste appesa al collo di un prete. In certi periodi c’erano mani sporche anche di sangue, come quelle del contadino che prima di venderlo all’osteria lo usava per macellare il maiale. Ma quel sangue era diverso, era più rosso, come quello di chi muore per combattere per i suoi ideali. Il tavolo ha conosciuto davvero tante persone, generazioni intere e da qualche tempo anche me. Quando questo periodo sarà trascorso, andatelo a cercare, chiedete di lui, ma non di giovedì, mi sta aspettando.