News

  • David Lembo: dobbiamo erotizzare nuovamente il futuro - Leggi tutto
  • Gianni Belletti: una maggiore integrazione tra sanità pubblica e privata - Leggi tutto
  • Francesco Caputo Nassetti: investire in sapere è sapere investire - Leggi tutto
  • Stefano Geuna: un ruolo centrale dell'Università nella Torino del futuro - Leggi tutto
  • Gianluigi De Marchi: le mie proposte per il settore finanziario - Leggi tutto
  • Walter Rolfo: bisogna reagire e cogliere il cambiamento - Leggi tutto

#ambientalmente

di Maria Lodovica Gullino

Piante e salute globale

Torino, estate 2018

Oggi va molto di moda parlare di salute globale (one health, in lingua inglese), che però, spesso, viene intesa in modo parziale, comprendendo nel concetto la salute animale e umana. Questa visione è però purtroppo incompleta e spesso dipende dalla frammentazione degli enti preposti a salvaguardare la salute. L’importanza assunta da alcune zoonosi, cioè da quelle malattie infettive che possono essere trasmessa dagli animali all’essere umano direttamente o indirettamente è sotto gli occhi di tutti. Le zoonosi trasmissibili attraverso gli alimenti possono inoltre essere fonte di gravi perdite economiche per l’industria del food in quanto, quando si manifesta un focolaio di infezione, gli alimenti infetti o sospetti infetti devono essere distrutti. Ma le interazioni non si limitano a interessare umano e animale. La salute globale intesa nel suo senso più ampio si basa sulla stretta interconnessione tra la salute di ambiente, piante, animali ed essere umano, necessita di approcci e ricerche interdisciplinari e multidisciplinari e della collaborazione attiva di esperti operanti nei diversi ambiti: medicina, medicina veterinaria, patologia vegetale e microbiologia, affrontando problemi già noti o prevedibili per il futuro.

La salute globale intesa nel suo senso più ampio si basa sulla stretta interconnessione tra la salute di ambiente, piante, animali ed essere umano, necessita di approcci e ricerche interdisciplinari e multidisciplinari e della collaborazione attiva di esperti operanti nei diversi ambiti

I paesi più avanzati stanno sempre più orientandosi verso una concezione veramente globale della salute, che con una visione ecosistemica va dall’ambiente all’umano, orientando in questo senso la ricerca, promuovendo approcci e soluzioni complessi, ma anche, certamente, più completi. Il criterio ‘one health’ permette, infatti, di raggiungere quella sicurezza globale capace di garantire la salute di tutto l’ecosistema. Farò due esempi. I funghi sono i principali agenti di malattie delle piante che portano a perdite di produzione che possono raggiungere il 50% nei paesi in via di sviluppo. Fusarium oxysporum è un fungo capace di causare gravi perdite di produzione su un grandissimo numero di colture agrarie di notevole importanza economica (più di 150, tra cui pomodoro, melone, cotone, banano) e infezioni letali in pazienti le cui difese immunitarie sono compromesse a causa di altre malattie (AIDS, ad esempio). Altri funghi ancora, patogeni per l’essere umano (ad esempio Aspergillus fumigatus, che causa gravissime infezioni polmonari), pur non attaccando le piante possono acquisire in agricoltura resistenza ai farmaci utilizzati per combatterli in medicina umana.

Perché? Perché nei compost e insilati, in cui possono albergare, possono essere presenti residui di agrofarmaci aventi struttura chimica e meccanismo di azione simili ai farmaci usati nella medicina umana. Sappiamo bene l’importanza che sta assumendo la resistenza ai farmaci in medicina veterinaria e umana, a livello nazionale e globale. La possibilità di passaggio della resistenza dal settore agrario a quello veterinario e medico, nonché viceversa, è un aspetto che merita di essere preso in attenta considerazione. Uno studio interdisciplinare delle interconnessioni esistenti tra salute di ambiente, piante, umani e animali potrà permettere di affrontare il tema della salute globale in modo molto più completo. Una maggiore considerazione dell’importanza della salute delle piante permetterà non solo di produrre cibo più sano ma contribuirà alla salute di tutto l’ecosistema. Non a caso le Nazioni Unite proclameranno presto il 2020 come anno internazionale della salute delle piante!