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Quattro ristoranti 'en rose'

Quattro personalità femminili forti nel segno dell’eccellenza

di TOMMASO CENNI

Estate 2019

QUATTRO RISTORANTI PER QUATTRO PERSONALITÀ FEMMINILI FORTI. DUE TORINESI E DUE ADOTTATE, DUE PIÙ CHEF E DUE PIÙ IMPRENDITRICI. QUATTRO LOCALI SIMBOLO DEI QUARTIERI IN CUI SONO COLLOCATI. QUATTRO MODI DIVERSI DI INTENDERE CUCINA E ACCOGLIENZA

Da Emilia

Cristina (La Chicca)

Il nostro viaggio, un po’ estivo e molto en rose, fa spola continua tra Torino e ciò che non è Torino, tra percorsi gastronomici e concettuali, e lasciate stare i voli pindarici perché tutto quello di cui parliamo, in un modo o in un altro, ce lo ritroviamo in tavola. Passiamo da Modena al Portogallo, da un mercato che richiama altri tempi alla piazza che porta il nome di mia nonna, dalle passeggiate di lavanda sulla Loira fino alle strade bohémienne di San Salvario e agli orizzonti in Nuova Caledonia. Modena perché non proprio a Modena ma lì vicino ci è nata la Chicca (che in realtà si chiama Cristina), che è l’ideatrice in corso San Maurizio di Da Emilia. Un nome che richiama le origini, che parla già di tigelle e salumi e voglia di accogliere come a casa. Un nome che è simbolo e rappresentazione di ciò che per i torinesi è attualmente Vanchiglia; quindi modaiolo ma discreto, fresco e mai freddo, contenitore di tutte quelle idee e innovazioni e pezzi di cultura estera che fanno bene a chi vuole crescere.

Il nostro viaggio, un po’ estivo e molto en rose, fa spola continua tra Torino e ciò che non è Torino, tra percorsi gastronomici e concettuali

Un vecchio telefono, cartoline, un mappamondo… tutto pare casuale ma niente lo è, e ci risulta abbastanza evidente il richiamo al mondo, all’interconnessione, alle infinite ricerche della Chicca per portarci le sardine direttamente da un piccolo produttore portoghese e il sake più adatto a catapultarci in una scena di ‘Lost in Translation’. D’altronde, da poco è sake sommelier, altra cosa bizzarra ma che si sposa perfettamente con il resto, con le note jazz di certe sere e la gente che passa, entra, esce e puoi pure pensare che esista ancora il movimento, quello buono. E di movimento ne ha fatto L’Ancora di via Della Rocca, che prima era in piazza Solferino e ora a due passi dalla bellezza di piazza Maria Teresa, praticamente un capolavoro in una notte per rendere operativa la nuova location.

L’Ancora

Roberta de L’Ancora

Bella, bellissima, con un giardino  d’inverno che è uno degli angoli più graziosi ed eleganti di Torino. Cambia il luogo, cambia il format (non più tutto déhors), ciò che non cambia sono la clientela di affezionati che seguirebbe Roberta e family ovunque e, soprattutto, la qualità del pesce. D’altra parte, tutto comincia al mercato coperto di corso Racconigi, dal pesce fresco toccato con mano, seguito passo dopo passo. Un processo un po’ anomalo, dal prodotto alla ristorazione, che si è sempre rivelato vincente, in particolare grazie alla mano di Roberta in cucina: potremmo dire che ‘accarezza’ materie prime di livello eccelso in modo leggero, delicato, per esaltare il gusto di un pescato fresco, abbattuto con azoto liquido e tutto proveniente dalla Sicilia. Dopo il ‘giardino’, un po’ nascosta, una piccola perla dipinta di nero, la ‘stanza che non c’è’, intima, per poche persone e una serata speciale. E qui funziona così: la prima volta che Roberta arriva al tavolo per chiederti come stia andando la cena, sai che tornerai, che magari non ci avevi mai fatto caso ma adesso non puoi sbagliare, «seconda stella a destra…». E a proposito di passeggiate e stelle, continuiamo questo ‘viaggio en rose’ con un pezzo di ‘France’, anzi con quello che probabilmente è lo scorcio più vero di Francia a Torino. Un’enciclopedia sui prodotti d’oltralpe gestita da due ragazze, Elsa e Lauren, francesi di nascita e torinesi d’adozione, innamoratesi della Mole quindici anni fa.

Si Vu Plé

Elsa e Lauren
© Paolo Properzi

Si Vu Plé è un vecchio panificio che conserva scaffali di un’altra epoca, mattoni a vista, barattolini di foie gras, sardine e ogni ben di dio direttamente da piccoli produttori francesi. L’arredamento un po’ naïf, abbinato al ciottolato (unico) con gli alberi verdi in pieno San Salvario, fa un po’ boutique e un po’ brasserie, e ci sentiamo già in vacanza; che potremmo essere tanto in Provenza quanto a Nantes, la città dei cantieri navali, del genio di Jules Verne, in cui Elsa è nata. E tutto questo si respira tra i tavoli di legno, mentre entrano clienti quasi tutti amici (lo sappiamo perché salutano) e si siedono per bere un bicchiere di rosso da uno chateau di Francia selezionato da Elsa e Lauren. Un po’ come in famiglia, si chiacchiera tutti, anche se non ci si conosce; di sfondo i riflessi del sole sui ciottoli, le carambar (naïf per eccellenza), i taglieri di formaggi con le marmellate e quell’accento francese che passano gli anni ma lui non passa mai, e non ha prezzo.

Contesto Alimentare

Francesca di Contesto Alimentare
© Plastikwombat

Come non ha prezzo la piacevole atmosfera che si respira al Contesto Alimentare, un locale conosciuto da molti e letteralmente per pochi. Nel senso che i tavoli si contano su una mano e per forza di cose, magari anche un po’ per il vino selezionato da Matteo, a fine serata ci si ritrova amici dei propri ‘vicini’. Un esperimento quasi sociale, per certi versi antropologico e sicuramente vincente. Chissà che in questa dimensione meta-scientifica centrino anche gli studi di Francesca, chef e sul ponte di comando, laureata proprio in antropologia e attenta a raccogliere ogni opportunità di crescita. Dallo spettacolare viaggio in Nuova Caledonia (dice che le ha cambiato la vita) al continuo interscambio culturale coi suoi collaboratori. Scambi che portano guizzi di cucina balcanica e africana e contaminano la tradizione italiana a cui Francesca si ispira e che rilancia, espande, evolve. Da gennaio 2012 tanti i riconoscimenti, tanti gli apprezzamenti per un luogo che porta nel nome il concetto di ‘connessione’ e lo mette in pratica ogni giorno. E prendendo in prestito una delle più famose citazioni di Ludwig Feuerbach, se siamo davvero ciò che mangiamo, impressioni comprese, una volta alla settimana converrebbe fare un salto al Contesto Alimentare.

I ristoranti en rose

(Foto: ARCHIVIO DA EMILIA, L’ANCORA, SI VU PLÉ e CONTESTO ALIMENTARE)