Torino, Inverno 2024 – 2025
San Massimo: tutti sanno dov’è la via, quasi nessuno conosce il santo a cui è intitolata. Eppure San Massimo, primo vescovo della diocesi di Torino, è una delle figure più importanti del cristianesimo delle origini, quando l’eresia perseguitata dagli imperatori pagani viene prima legittimata da Costantino, poi elevata a religione di stato da Teodosio.
Vissuto tra la fine del IV e l’inizio del V secolo (la sua morte dovrebbe collocarsi attorno al 420), formatosi a Vercelli alla scuola del grande vescovo Eusebio, in contatto con Ambrogio e con la chiesa milanese, Massimo viene mandato a Torino alla fine del IV secolo e vi organizza una diocesi autonoma. Uomo dalla personalità molto forte, intransigente sul piano dottrinario, visceralmente misogino, egli nei suoi sermoni (in buona parte conservati) ammonisce i fedeli alla rigorosa osservanza delle regole, al disprezzo dei beni terreni e dei piaceri carnali, alla paura della condanna eterna.
Pessimista per natura, egli vede nelle devastazioni provocate dalle scorrerie barbariche il segno di una fine prossima del mondo e di un ormai imminente giorno del giudizio universale: la realtà turbolenta in cui l’impero romano tramonta diventa così stimolo a una predicazione duramente antipagana, che sferza i fedeli con toni severi perché si dedichino alla preghiera e al pentimento, rispettino le scadenze della liturgia, osservino i digiuni e il dovere di elemosina.
Messi al bando divertimenti, gozzoviglie, giochi, canti, affari, traffici. Natale è solo giorno di fede
I suoi sermoni vengono verosimilmente pronunciati nella chiesa dedicata al Salvatore, eretta già prima del suo arrivo nel sito in cui ora sorge il Duomo, oppure in una delle due da lui costruite nelle vicinanze utilizzando materiali di edifici romani preesistenti e dedicate a San Giovanni Battista e alla Vergine Maria (i tre edifici costituiscono il nucleo originario della Torino cristiana). Un esempio della sua predicazione è il sermone pronunciato in occasione del Natale (forse 418, poco prima della morte), retoricamente scambiato per il primo giorno successivo al solstizio di inverno, quando le giornate cominciano a riallungarsi: «Alla nascita di Cristo il giorno si allunga – predica Massimo con enfasi ispirata – Non desta meraviglia se progredisce il giorno nel quale s’irraggia il nuovo Sole di giustizia. La lunghezza delle notti avrebbe occupato il giorno intero, se nella brevità del giorno non fosse rifulsa la venuta del Signore, che con la sua nascita scaccia le tenebre dei peccati».
La celebrazione della nascita non può però esaurirsi in un moto di gioia. Satana è in agguato e i fedeli devono essere sferzati: «Quanto è informe, quanto è sozzo per le colpe, quanto è fetido per le piaghe, sia inciso, amputato, resecato». Messi al bando divertimenti, gozzoviglie, giochi, canti, affari, traffici. Natale è solo giorno di fede: «Venite in chiesa di primo mattino, fate azioni di penitenza e per tutta la giornata sia sol tanto la preghiera». Insomma, niente luci d’artista e capponi: per San Massimo conta solo l’attesa della vita eterna.
