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di Giulio Biino

Presidente del Consiglio Notarile di Torino

La Babele delle leggi

C'è la legge, e c'è la dottrina. C'è una lingua con le caratteristiche di cui il non giurista si lamenta, e c'è una lingua comunque tecnica, ma non totalmente libera da quei difetti. E c'è infine la lingua del giurista che si fa narratore

Torino, estate 2018

Affrontiamo nell’odierna rubrica un tema sicuramente molto sentito, ma troppo spesso trascurato da chi avrebbe il dovere di occuparsene. Gli atti normativi in vigore in Italia sono circa 111.000. Questo il dato emergente dal Poligrafico dello Stato che gestisce Normattiva, la banca dati sulla legislazione nata circa otto anni fa. Un numero magari non preciso all’unità, ma che dà comunque l’idea della mole di norme con cui ogni giorno devono confrontarsi tutti i cittadini e, in particolare, i professionisti e gli operatori del diritto. E si tratta comunque e soltanto di quelle di valenza nazionale, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale. Manca, per esempio, la legislazione regionale. Uno stock che ha iniziato a formarsi nel 1861 ed è pian piano cresciuto.

Se si scende nel dettaglio degli atti vigenti, a far la parte del leone sono i decreti del Presidente della Repubblica e le leggi ordinarie. Secondo un’elaborazione recente i Dpr vigenti sono oltre 46.000 e le leggi più di 13.000. Seguono i regi decreti (7.736), i decreti legislativi (2.042) e i decreti (quasi 2.000). In tutto si arriva a oltre 76.000 atti, ma contati a partire dal 1932 fino a ottobre 2016. Manca, dunque, il periodo dal 1861 al 1932 e quello da ottobre 2016 a oggi: considerandoli, si arriva a 111.000 provvedimenti vigenti circa. Non siamo, tuttavia, il solo Paese con questa super-produzione: negli ultimi venti anni la Germania ha sfornato più leggi di noi: 2.650 contro 2.171. La legislazione tedesca fa, però, ampio ricorso all’inquadramento codicistico, che permette di incasellare in modo ordinato ogni nuovo intervento normativo, evitandone così la dispersione che ingenera confusione. Quali problemi causa l’ipertrofia normativa? Innumerevoli.

Basti pensare al tempo che queste leggi hanno sottratto all’attività parlamentare. L’eccesso di produzione normativa naturalmente causa, poi, enormi difficoltà sul piano pratico alle aziende come ai cittadini, costretti a far fronte a una stratificazione di disposizioni che intasano le normali attività. Il sistema-Paese (e tutto il sistema dell’amministrazione della giustizia) è soffocato da una proliferazione incontrollata che impedisce alle nostre energie migliori di sprigionarsi. Il problema dell’eccessiva produzione normativa va di pari passo con quello dell’approssimativa tecnica legislativa e del linguaggio utilizzato dal legislatore, spesso astruso e incomprensibile. Le caratteristiche più tipiche (e più rimproverate) dello stile giuridico sono l’eccessiva lunghezza delle frasi e dei periodi, nonché il sovrabbondante uso di proposizioni subordinate di vari gradi. Tuttavia, chiarezza non significa abbandonare il lessico tecnico, ma il periodare artificioso e le parole eccessivamente ricercate. In sostanza, c’è diritto e diritto, e c’è linguaggio e linguaggio.

C’è la legge, e c’è la dottrina; c’è una lingua con le caratteristiche di cui da sempre il non giurista si lamenta, e c’è una lingua comunque assolutamente tecnica, ma non totalmente permeata da quei difetti, e c’è infine la lingua del giurista che si fa narratore: c’è la lingua d’un Calamandrei e d’un Satta, che è lingua di pochi, che dovrebbe però essere presa come esempio da molti. Chiedere a tutti coloro che scrivono di diritto di usare la penna d’un Calamandrei sarebbe come dire che tutti gli ingegneri dovrebbero costruire la pagina come Gadda. Il che – a dire il vero – mi parrebbe un po’ troppo. Ma forse può valere la pena di tentare. Anche per un semplice atto di cortesia (che poi è, invece, un atto di vera e propria democrazia) verso il lettore, sia egli un comune cittadino (destinatario delle leggi, delle sentenze e degli atti della pubblica amministrazione), sia il giudice, sia l’avvocato.

Ecco: bisognerebbe che tutti si rammentassero di usare un po’ di buona educazione nello scrivere in generale, e nello scrivere di diritto in particolare. Sarebbe già qualcosa.

Giulio Biino

Nato a Torino nel 1962. Segretario del Consiglio Notarile di Torino dal 1999 al 2009, ne è stato anche Presidente dal 2013 al 2019. Docente della scuola di notariato Franco Lobetti Bodoni, è membro del consiglio di amministrazione e docente della Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali Bruno Caccia e Fulvio Croce. Autore di numerose pubblicazioni, in particolare in materia di associazioni e di società sportive, è molto attivo in veste di conferenziere, con particolare riferimento alla deontologia notarile.