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#iosonotorino

di Walter Comello

Sorrydere

Torino, 16 maggio 2020

Al suono della campanella della scuola i bambini scattano in piedi, prendono la cartella dove da interminabili minuti avevano riposto i quaderni, la penna, la matita, la gomma e si lanciano urlanti verso la porta con le braccia al cielo, travolgendo le sedie e pestando i piedi alla bidella. Un solo grido di gioia si eleva al cielo di Torino, come allo stadio dopo il goal all’89° del secondo tempo nel mitico giorno del derby. La campanella è come il fischietto dell’arbitro che indica con il la mano il dischetto del centro campo, i piedi decollano da terra perché vogliono arrivare più in alto della voce che grida «Alè oh, Alè oh!». Non è andata così. Allo scoccare del 90° del lockdown, al fischio dell’arbitro, tutto cambia.

Molti si chiedono se la propria relazione sia abbastanza stabile da ottemperare all'ultimo decreto, decidendo così se uscire o meno

L’esplosione di gioia, la bramata e tanto attesa voglia di vita non ci sono. Quelle braccia che erano arrivate a vibrare dallo sforzo dovuto alla prolungata tensione dei muscoli che mettono in trazione la fionda, imprevedibilmente, lentamente si decontraggono. Le mani si ritrovano lungo i fianchi, l’una a impugnare il manico di legno della fionda con l’elastico ciondolante, l’altra con una pietra che doveva spaccare il mondo e ora, insignificante, cadrà presto nella polvere vicino alle scarpe. L’incertezza ha prevalso, la diffidenza anche, la paura un po’. Il desiderio s’è perso. Qualche anima irrequieta in più si aggira per la strada con la mascherina fluttuante sul viso, come una marea disorientata che ha perso la sua luna. Nell’incertezza, fermo nel posteggio, qualcuno la indossa mentre compila l’auto-certificazione appoggiato al volante (ovviamente, chiamandosi così, è d’obbligo che quello sia il posto giusto). Seduti su una sedia, impietriti di fronte ad una parete di casa, molti si chiedono se la propria relazione sia abbastanza stabile da ottemperare all’ultimo decreto, decidendo così se uscire o meno.

I cani, ormai abituati a portare a passeggio i loro padroni oltre le solite Colonne d’Ercole, risparmiano dalla loro urina quelle dei portici sotto casa. Pochi ciclisti fermi al semaforo, povero di entusiasmo a forza di sentirsi inutile, fanno girare i pedali al contrario perché non sanno dove andare. Altri invece pedalano veloci con una scatola sulla schiena, chi li attende ha sempre fretta. Tutti consegnano qualche specialità, ma c’è anche chi ha ordinato una pizza e poi si è sentito molto su di giri. O è bastata questa consegna renderlo felice, o quella precedente prevedeva altre sostanze. I più felici sono quelli che in questo periodo hanno scoperto il flash mob e non scendono più dai balconi, si infilano dalla tromba delle scale l’uno nella casa degli altri, alla faccia del distanziamento sociale. Se potessero userebbero anche le liane di Tarzan per raggiungere i balconi al di là del cortile, eccitati dalla musica a palla. I più tristi saranno quelli che, contando sul fatto che i bambini non vanno più a scuola, faranno un prossimo e più lungo lockdown. Sono diventati parte di quel + 40% delle denunce a carico della Polizia Postale per reati di pedopornografia.

Convertita una soltanto, ma senza fede e senza colpe. Ci sono paure che ammalano e tolgono il respiro più del virus.