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Stefano Lo Russo

«La Torino del futuro? Va costruita insieme»

di Guido Barosio

Inverno 2021

STEFANO LO RUSSO È IL NUOVO SINDACO DI TORINO. LA SUA CITTÀ POTRÀ AFFRONTARE LE SFIDE DEI PROSSIMI ANNI SE SAPRÀ CREARE UNA “RETE TORINO” IN GRADO DI LIBERARE ENERGIE, METTENDO IN CAMPO MAGGIORI OPPORTUNITÀ. UNA METROPOLI CAPACE DI TRASFORMARSI CON LA RIVOLUZIONE TECNOLOGICA E LA TRANSIZIONE ECOLOGICA, CON INVESTIMENTI CULTURALI E GRANDI EVENTI PER RACCONTARSI AL  MONDO

46 anni (li ha compiuti 12 giorni prima di essere eletto), Stefano Lo Russo è il quarto sindaco di centro-sinistra della città (quinto in assoluto) da quando i torinesi scelgono direttamente il primo cittadino, ed è anche il più giovane tra quelli che l’hanno preceduto nel suo schieramento. Un’affermazione elettorale autorevole, con una percentuale che è cresciuta in modo inequivocabile tra il primo e il secondo turno. Insomma, i torinesi hanno voluto lui, al di là di ogni ragionevole dubbio. E hanno voluto un politico di solida militanza, a lungo consigliere comunale e assessore durante la Giunta Fassino. Ma hanno anche scelto un torinese che riflette la storia cittadina del secondo dopoguerra (padre foggiano e madre piemontese), un docente universitario (cattedra al Politecnico in Geologia applicata e visiting professor a San Pietroburgo), un convinto assertore della TAV, un meticoloso conoscitore delle dinamiche cittadine e della macchina comunale. Appena lo incontri, quando il dialogo comincia a farsi serrato, Stefano Lo Russo si rivela immediatamente un “uomo del fare”, con la risposta pronta a ogni quesito, con una sobrietà nei modi e nei toni che non induce mai alla comunicazione accattivante, alle facili soluzioni esternate per ottenere ancora più facili consensi. Una serietà nel tratto che si accorda con la sfida che ha deciso di intraprendere.

Durante l’intervista

Lo abbiamo più volte scritto, il nuovo sindaco di Torino è chiamato a un compito che segnerà il cammino metropolitano ben oltre i cinque anni di mandato, tra difficoltà e opportunità imprescindibili: la ricostruzione, umana ed economica, del post COVID (con un post ancora incerto), la ridefinizione del tessuto economico, l’interpretazione del PNRR, le sfide della sostenibilità e dell’inclusione, il sostegno alle politiche culturali, i grandi eventi come occasione di rilancio della brand reputation, la viabilità, l’anagrafe e i servizi ai cittadini.

Per venirne a capo serve un politico “del buon senso”, concreto e competente come lo furono tanti statisti piemontesi dal Risorgimento in avanti, ma anche contemporaneo e visionario, per anticipare le mosse e incassare i risultati. Stefano Lo Russo sa bene che cosa lo attende e che cosa i torinesi si attendono da lui. Ma ora è arrivato il momento di conoscerlo meglio.

Palazzo Civico

Nel suo percorso c’è stato un momento preciso nel quale ha deciso di candidarsi a sindaco di Torino?

«Un momento preciso direi di no, piuttosto un periodo, una fase. Ho maturato questa decisione durante la mia ultima esperienza in Sala Rossa, dove ho deciso, anche per reazione a quello che vedevo, di mettermi al servizio della città. La candidatura è stata il frutto di una mia evoluzione».

Stefano Lo Russo e Roberto Gualtieri, sindaco di Roma

Lo scenario che si prospetta sarà sicuramente decisivo per il futuro di Torino. Ci sono scelte che condizioneranno i prossimi 15/20 anni. Come vanno affrontate?

«Sono consapevole di queste sfide, di queste passaggi strategici cruciali per il territorio. Torino è prossima a grandi evoluzioni, che vanno guidate e interpretate, ma per questo non bastano il lavoro di un solista e la sua determinazione, serve il contributo di tutti, serve un coro. Il sindaco è una componente determinante, ma per ottenere risultati ambiziosi occorre l’impegno e il contributo della città nelle sue articolazioni, nel suo tessuto produttivo. Solo se ci sarà coralità Torino sarà in grado di svoltare. E poi ci sono i fondi PNRR, che avranno ricadute importanti nei prossimi 3/4 anni e che serviranno per la rigenerazione e riqualificazione urbana. Abbiamo in progetto di riaprire i servizi decentrati chiusi da tempo, dalle anagrafi alle biblioteche».

Jacopo Rosatelli, Stefano Lo Russo e Chiara Foglietta alla manifestazione a sostegno del DDL Zan

In questa cornice, anche i tempi dell’amministrazione dovranno essere diversi?

«Certamente sì, occorre cambiare di più, più in fretta e con maggiore efficacia. Anche per questo è necessario riprendere e migliorare i rapporti tra istituzioni e città, legittimare i corpi intermedi, passare da quello che è stato definito “sistema Torino” a una “rete Torino” che liberi energie e metta in campo maggiori opportunità».

Il mondo del lavoro andrà incontro a profonde trasformazioni, cosa ne pensa?

«La Torino industriale va trasformata, perché va trasformato il comparto manifatturiero. La rivoluzione digitale ne è un esempio, perché cambia il manifatturiero proprio a partire dal settore dell’auto. E poi c’è la transizione ecologica, che obbliga a innovare, ma che è anche una grande opportunità da cogliere con determinazione. Sono sfide che impongono un’alta formazione tecnico scientifica, al servizio dell’impresa e dei lavoratori. Se sapremo adeguarci e governare il cambiamento recupereremo occupazione anche in termini numerici».

Con Sergio Mattarella

Cultura, turismo e grandi eventi possono essere un volano per la città?

«Ne sono convinto e, proprio per questo, ho cambiato una consolidata tradizione cittadina che voleva le deleghe di turismo, cultura  e  commercio  accorpate tra di loro. Per me, invece, cultura, turismo (con i grandi eventi) e commercio meritano una dignità auto- noma e un proprio assessorato. Torino ha una vocazione turistica che siamo chiamati a rilanciare, a partire dai grandi appuntamenti del prossimo anno: la seconda edizione delle ATP Finals e l’Eurofestival. Biglietti da visita fondamentali per la nostra  brand  reputation. Ma gli appuntamenti di valore universale vanno vissuti in modo condiviso, anche con  la  partecipazione  di chi non è direttamente coinvolto. Da questo punto di vista le Olimpiadi “di tutti” del 2006 restano un modello indimenticabile».

Nel giorno di Halloween in via Roma con i bambini torinesi

Io vorrei che Torino diventasse una grande città universitaria. Ma perché questo avvenga occorre che sia attrattiva, sempre più accogliente e attenta alle dimensioni del suo sviluppo. Le città universitarie sono giovani, dinamiche, colte, belle da vivere e da visitare

Come vede le politiche culturali della nostra città?

«La cultura non è uno sfizio ma significa consapevolezza trasversale. Io sono convito che l’investimento in cultura dia la cifra della tua città. Innanzitutto occorre pensare agli edifici “per la cultura”, migliorando lo scenario attuale e rendendo  disponibili due patrimoni urbani come la Cavallerizza e Torino Esposizioni, dove realizzeremo una nuova biblioteca civica centrale. Poi occorre liberare le energie, in particolare quelle giovanili di una Torino underground che va compresa e sostenuta. Per quanto concerne i finanziamenti, è necessario superare la logica dei bandi respingenti, che mettono i soggetti potenzialmente interessati nell’impossibilità di concorrere. C’è un altro punto che mi sta a cuore, ed è l’esportazione della cultura, come patrimonio sia umano che artistico. Sono azioni che permetteranno a Torino di crescere nella considerazione nazionale e internazionale».

Torino e la viabilità, un tasto dolente che va affrontato, anche perché in città si scontrano anime contrapposte e poco disponibili al confronto. Come pensa di trattare il tema?

«Non si può partire da singoli provvedimenti, giusti o sbagliati che siano. Parlare di ZTL senza affrontare e guidare il sistema centro non risolverà mai i problemi. Premesso che occorre intervenire sul trasporto pubblico, io penso che pedonalizzazione non voglia, e non debba, dire esclusivamente chiusura al traffico. Interrompere una via, senza alcun intervento, senza altre valutazioni, è sicuramente sbagliato. Faccio due esempi per chiarire: via Monferrato è un felice esempio di pedonalizzazione, mentre via Roma no. Anche il tema delle piste ciclabili va affrontato in modo diverso: io sono per le piste ciclabili “vere”, ma molte a Torino non lo sono. Alcune sono pericolose, in primis per i ciclisti. Purtroppo è difficile porre rimedio, anche se interverremo in questo senso.  Ma  demolire  quanto già edificato non è mai semplice. Il tema dei monopattini va affrontato con decisione, in particolare per quanto riguarda quelli abbandonati in ogni dove. Ci sono problemi che vanno risolti con una forte stretta sul fronte delle sanzioni».

Tra le anime della Torino del futuro, ce n’è una che le è particolarmente cara?

«Io vorrei che Torino diventasse una grande città universitaria. Ma perché questo avvenga  occorre che sia attrattiva, ben targettizzata nei servizi, sempre più accogliente e attenta alle dimensioni del suo sviluppo. Le città universitarie sono giovani, dinamiche, colte, belle da vivere e da visitare».

Anche la città dei sapori e dell’enogastronomia può avere un ruolo significativo?

«Indubbiamente. Enogastronomia significa somministrazione d’eccellenza, qualità del cibo, cultura e turismo, ma anche sostenibilità ambientale e approccio sociale, a partire dall’accesso al cibo, che è un tema di valore universale».

Come passa il proprio tempo libero Stefano Lo Russo?

«Premesso che di tempo libero ne rimane ben poco, amo sciare e andare in montagna. Poi mi piace continuare a studiare, in particolare le mie materie, quelle legate alla geologia. Oggi cerco di approfondire i temi energetici e le strategie collegate».

© Pasquale Juzzolino

La sua squadra del cuore?

«La Juventus, anche se sono legato al Toro tramite la figura umana e spirituale di don Aldo Rabino».

Proprio a don Aldo Rabino ha dedicato la vittoria elettorale. Qual è stato il vostro percorso?

«Mi sono formato all’impegno nel volontariato, al fianco di don Aldo Rabino, salesiano e cappellano del Torino, impegnandomi con l’Operazione Mato Grosso in America Latina. L’altra passione, quella per la politica e l’impegno per la mia comunità, è nata senza dubbio in quegli anni. Lui mi ha sempre incoraggiato e mi è stato vicino nei momenti difficili. Quindi per me è stata una persona di grande sostegno. Penso spesso a lui, per questo gli ho dedicato la nostra vittoria».

 

Una squadra per la città: scopri la nuova giunta comunale del sindaco Lo Russo

 

(Foto di DANIELA FORESTO e MARCO CARULLI)