Torino, Estate 2023
Moralità dei tempi antichi. Nell’estate 1854 l’ingegner Carlo Noé, funzionario di primo rango del ministero dell’Agricoltura, porta in regalo al conte Camillo Cavour una trota di grandi dimensioni, appena pescata in uno dei canali regi di cui è sovrintendente: atto di gentilezza verso il capo del Governo, senza fini corruttivi e senza retropensieri. La trota viene consegnata al castello di Santena, ma il conte è appena ripartito per Torino e i servitori si affrettano a portargliela in città nella sua residenza di Palazzo Benso (oggi Casa Cavour, dove egli è nato nel 1810 e dove morirà il 6 giugno 1861). Il conte, che ben conosce l’ingegner Noé sin dagli anni in cui è stato ministro dell’Agricoltura e che ha mantenuto con lui un rapporto di dimestichezza anche dopo essere diventato primo ministro, apprezza il dono ma si pone un problema etico: provenendo da acque demaniali, la trota è un “bene pubblico” e come tale avrebbe dovuto essere venduta a beneficio dell’erario e non regalata.
Ho pertanto bisogno di averla a complice e per questo la prego di venire domani da me a pranzo
«Che fare, dunque? – si chiede il conte – Punire quella lenza dell’ingegner Noé o farmi suo complice mangiando la trota?». La decisione è “politica”, nello stile del personaggio: egli decide di invitare a pranzo Urbano Rattazzi, capo della Sinistra storica, con il quale nel 1852 ha stretto l’accordo parlamentare (il cosiddetto “connubio”) che ha permesso all’uno di diventare Presidente del Parlamento subalpino, e all’altro Presidente del Consiglio. La lettera di invito è arguta e documenta insieme la profonda moralità del conte, la sua prudenza e il suo pragmatismo: «Mangiando la trota da solo – egli scrive – temerei di essere fulminato alla Camera per aver consumato impropriamente un bene dello Stato, epperò buttarla o lasciarla avariare sarebbe spreco. Ho pertanto bisogno di averla a complice e per questo la prego di venire domani da me a pranzo». Scusandosi per lo scarso preavviso, Cavour riferisce del percorso della trota dal canale in cui è stata pescata, al palazzo di Santena, poi a quello di Torino, e aggiunge: «Se la trota potesse aspettare il nostro comodo, avrei rimandato il pranzo peccaminoso a posdomani od oltre. Ma così facendo commetteremmo il peccato di mangiare una trota demaniale senza avere il piacere di mangiarla ancora fresca…». Il connubio si trasferisce così dall’aula parlamentare di Palazzo Carignano alla tavola imbandita di Palazzo Benso. Non è dato sapere se Rattazzi abbia accettato l’invito e se al pranzo abbia partecipato anche l’ingegner Noè (alessandrino come Rattazzi): certo è che alla Camera nessuno solleva il caso presentando interrogazioni e Carlo Noé continua la sua brillante carriera ministeriale, progettando canali di derivazione dal Po e ottenendo numerose onorificenze, tra cui quella di Commendatore dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Con buona pace della trota finita, chissà come, dai torrenti di montagna in un canale di bassa pianura.
